Mauro Montacchiesi

Omaggio alla Musa del Pollino

~Omaggio alla Musa del Pollino
(Come le Muse avevano il loro Monte Elicona, così Mario De Rosa ha il suo Monte Pollino)
***
Il presente saggio breve, portato di speculazioni personali dell'autore Mauro Montacchiesi, si compone di due parti:
01) Tratti psicologici di Mario De Rosa
02) Brevi riflessioni sulla Poesia di Mario De Rosa
***
Tratti psicologici di Mario De Rosa
Per Mario è un real must che vi sia una collocazione per ogni cosa e che ogni cosa trovi la sua collocazione. Il suo sacro mantra può essere identificato in: ordine, precisione, diligenza, metodo, rispetto delle regole e prudenza. Organizzatore perfezionista, quasi pedante, gestisce ogni cosa anche nelle peculiarità più insignificanti. Mario, che è dotato di solidarietà, cospicui ideali di riforma ed interpretazione religiosa della vita, è una persona filantropica, seria che sa trovare felicità ed afflato poetico anche da una giornata di un grigio novembre.
*
Novembre

A Novembre
s’inventano poeti
i giardini incantati
dal tocco di re Mida.
Foglie secche calpestano
ed attimi arrotolati
nel fuso delle parche;
giocano a farsi male
inseguendo le ombre
malinconiche,
o i percorsi del vento.
In quest’eco lontano
di tamburi incantati
s’inebriano di umori
e di malinconie,
ritrovano la vita
e il suo fluire
nel seme che germoglia
quando muore.
*
Sagace, assennato, pragmatico ed all'uopo equilibratamente fiscale, Mario, che non ama perdere tempo in chiacchiere infeconde, ha un'immane concezione della responsabilità. Ha ha un sémillant esprit che ben si coniuga con il suo cuore, il che lo rende passionalmente partecipe alle attività umane, facendogliene cogliere non solo gli aspetti intellettuali, ma anche quelli essenziali. Mario, affabile e compassionevole, ha una buona dose di orgoglio ed il rispetto per il prossimo è sempre elevatissimo. E' sconvolto da turbinanti emozioni quando, veementi, riaffiorano le variopinte e calde reminiscenze di gioventù.
*
Mia gioventù

Fresca brezza d’Estate sulla pelle
lieve carezza sul corpo arso d’amore
potente fiume scintillante e cheto
durevole sorriso come un fiato:
mia gioventù.
*
Molto emotivo, cerebrale e nervoso, Mario si rilassa soltanto quando riesce ad evadere le sue incombenze quotidiane con coscienziosità e meticolosità. Talora può essere assillato dal perfezionismo, che arriva a pretendere da se stesso e dagli altri. Molto vigile sui dettagli, il suo contegno è inappuntabile e mai caotico, sempre esito di ponderate speculazioni. Aborrisce la protervia e l'aggressività in qualsiasi loro manifestazione e tenta sempre di sanare qualsiasi diatriba, con cuore sereno e sempre proclive all'indulgenza. Vive delle sue certezze, inderogabili ubi consistam della sua vita, e di quei range di tranquillità di cui necessita per un'esistenza armoniosa. Ha una grande sensibilità ed una notevole disinvoltura espressiva che reifica in armoniosa creatività, come dallo struggimento di un vespro.
*
Nel Vespro

Spira leggero
un vento che accarezza,
mi scopre dalle ceneri
un dolore,
con la sua ombra il tiglio
vi s’oppone
e m’avvolge d’effluvi
fino al cuore.

Di complici  campane
la gaiezza, per l’aria
vagabonda spande il vespro,
richiamandomi alla vita comune
d’antico borgo, nelle sue case uno.

In questo senso
come d’appartenenza
meno pesante diventa
il mio languire,
e se la vita mi fa male dentro
gentile mi consola la natura.
* Un pizzico di ironia e un'allegria di fondo lo aiutano, spesso, a sdrammatizzare ed a colgliere i lati divertenti della vita. Ha un ottimo equilibrio fra l'ottimismo e la razionalità. Può dare l'impressione che paventi l'amore, ma, in effetti, ha istanza di un sentimento serio e non fugace. In amore ed in amicizia non si lascia conquistare da persone casuali, per contro, si lascia andare soltanto con persone degne di fiducia, positive, argute, di bon ton. Questo non vuol dire che sia proclive a farsi illaqueare da chicchessia. Per converso, nonostante la sua consueta e liberale disponibilità, permane sempre un libero spirito.
*
Libero spirito

Volo di rondine fiondato
insegue il mio spirito,
del tramonto
 l’ormai svanita scia,
nell’indaco di un cielo
spruzzato di caligine.

Di residua luce
un barbaglio, lo conduce
come in cerchi concentrici
più in fondo alla vertigine
per i gorghi del tempo.

Si cheta infine
come agli albori del mondo,
in un dipinto di possente artista,
che l’umana genia
di stupita innocenza ha plasmato.
*
Il risevato contegno di quest'Uomo-Poeta è uno charme che appartiene ad un'altra epoca. Il prestigio nel proprio ambiente sociale riveste un aspetto importante e non secondario. Mario, che non ammette sospetti o gelosie, esecra le mellifluità ed i camaleontismi, per contro ama le esternazioni di simpatia e di empatia, soprattutto per i problemi esistenziali. Nei suoi equilibri, ha un acuto senso critico, è dotato di grande acutezza mentale, è solidale, generoso, ottimista e sempre pronto ad aiutare il prossimo. E'un amico fidato pervaso di senso pratico. Un saggio mentore che sa ben presto rendersi indispensabile, pur eccedendo, talora, in modestia ed autocritica. Non si vanta mai dei suoi successi, che vive con grande sobrietà. Penetrante e corretto osservatore, ha una logica razionale e difficilmente sbaglia una valutazione. Mario, perseverante e determinato, desidera sempre migliorarsi, ha sempre desiderio di apprendere, comprendere, utilizzare e mettere a frutto le sue conoscenze.
*****
Brevi riflessioni sulla Poesia di Mario De Rosa
*
La poesia di Mario De Rosa non ha confini tangibili, se non i voli arditi tinti di fantasia e d'infinito.
*
Infinito

Mi disseto a questa voglia
d’incontrarti
e non m’accorgo
della mia barca che ti fende.
I miei sensi sguinzaglio
e la mia mente,
in voli arditi
tinti di fantasia.
Poi scendi un attimo
tu mi regali la  pace,
e tra le cose
d’ogni giorno
sei con me.
*
La sua vibrante sensibilità e le sue fantasie liriche sembrano talora sovrumanamente abiurare qualsiasi freno inibitore e così, incoercibilmente, travolgono ogni dialettica crono-spaziale, per approdare all'apoteosi nelle anse perdute del tempo.
*
DA QUALCHE PARTE DI NOI
Scisse dai loro corpi
passioni si ritrovano
nelle anse perdute del tempo
saldate in un abbraccio
dimentico del mondo.
Vivono gli umori dolci
felici di stringersi
nel loro eterno attimo.
*
Il Poeta si discosta sovente dal presente, per ripercorrere orditi di reminiscenze trapunte di remoti sussulti dalle liriche cromie chiaro-scurali, fino ad approdare alle sue origini e, da lì, poi decollare verso l'azzurro di un sogno oracolare.
*
Un tuo sogno

Di Delfi o Cuma
io chiederò all’oracolo
di conoscere un sogno
tra le tue miriadi
per te che mai
me ne racconti uno,
e  forse ancora li confondi.
*
Le poesie di De Rosa sono caleidoscopici souvenir di vita avvolti dalle diafane organze dell’interminabile inchiostro del tempo, che si traducono in un viaggio iniziatico nel sacello della memoria.
*
Nel tempo

Ho soffiato
sul polline
della tua infanzia,
affidandolo poi
al dolce vento
che dà vita
alle nuvole,
cavalli
di zucchero filato.
L’interminabile
inchiostro del tempo,
non basta
a descrivere
l’amore,
lava continua,
dal tuo centro
ad ogni istante
esposto al tiro.
*
I ricordi, variopinti tasselli esistenziali da riordinare nel complesso mosaico crocevia di memoria, dove momenti evanescenti tornano a vibrare tra le onde del tempo, che tutto sconvolgono.
*
POMERIGGI
Quei pomeriggi infiniti
ai bordi delle strade,
deserte per l’ora,
hanno direzioni perdute
tra crocevia di memoria,
solitari, senza ombra alcuna.
Quei pomeriggi sono la mia terra
di frontiera,ed io viaggiatore
del tempo e dell’effimero,
incerto, tra l’ apparire e l’essere,
a covare illusioni d’esistenza.
*
I versi di Mario sono evocazione di antiche immagini, di magiche atmosfere.
Il Poeta si emoziona e si strugge su segmenti d'infinito, ...
*
I RICORDI
Attendono pazienti
in trepidante attesa
di ricevere udienza.
Ma le ore son anni
segmenti d’infinito
e la porta è serrata.
Mi strugge l’emozione
ho l’ansia di vederli
ora che non più quieti
mi regalano voci.
Dischiudo quella porta
d’accesso al mio giardino
e lo stormo m’invade
con gran frullio d’ali.
*
... alla ricerca delle fate morgane di un effimero, nepente elisir che produca mistico oblio. Ma utopia è l'oblio per il poeta-padre, quando sempre vivo è il merore nel fallacemente setirsi demiurgo dello stesso merore, che in realtà possiede arcane radici. Ed ecco, il poeta-padre, irrequieto ed instancabile navigante in un procelloso mare ignoto (la vita), ammette: mi muterò in Ulisse. La melica di De Rosa approda, in questi versi, a sublimi fastigi di umanistico lirismo, in virtù del quale il credente Poeta magistralmente preterisce le convinzioni della sua vera fede e trasla la responsabilità del suo dolore ad un empio, mitologico pantheon
dove malvagi dei, del tuo riscatto, mi chiederanno il prezzo.
Di questo prezzo sale sulle ferite m'informerà Tiresia, il quale divenne cieco per aver visto nuda la dea Atena, dalla quale poi, per compassione, venne gratificato del dono della divinazione. La scelta dell'icona mitologica di Tiresia non è, verosimilmente, incidentale, bensì congetturalmente subliminale. Tiresia e Mario hanno due cose in comune: il dolore di Tiresia (cecità) e di Mario-Padre (figlio) ed il carisma di Tiresia (facoltà mantiche) e di Mario-Poeta (magistero poetico), lasciando aperta qualsiasi speculazione dialettico-filosofica, ovvero manicheo-teodicea. Dopo la catabasi nell'Ade delle ombre il Citaredo Mario indossa il chitone dolce come Orfeo ed intona inni di luminosa resurrezione e allora sarai libero sopra un’ara di luce.
*
Con te

Io che son quieto
mi muterò in Ulisse
e con te ,figlio,
ora sfiderò i marosi
per naufragare
sulle spiagge insidiose,
dove malvagi dei,
del tuo riscatto,
mi chiederanno il prezzo.
Ed io lo pagherò
sale sulle ferite
m’informerà Tiresia
nell’Ade delle ombre,
poi, dolce come Orfeo,
là spanderò il mio nettare,
e allora sarai libero
sopra un’ara di luce.
*
A tratti, i versi di De Rosa si assurgono a montaliane connotazioni, a quelle connotazioni che riverberano, del mondo contemporaneo,  la crisi dei valori scaturita dall'utopia di decriptare questa vita,..., fatta di colpi bassi. La poetica di De Rosa, spesso, abiura qualsiasi risonanza verbale e contrae la parole in un'epigrafica quintessenza, pur enfatizzando il senso tragico della vita, fatta di scale di sale barriere architettoniche e mentali.
*
A nord dell'amore

In questa vita,figlio,
fatta di colpi bassi
di scale di sale
barriere architettoniche
e mentali
hai le ali confuse
e un ago di bussola
impazzito
che solo segna
direzione:Amore!
quasi sempre al Nord
quasi sempre solo.
* Nell'articolata e composita realtà che il Poeta vive, rappresentare qualcosa è considerato più topico che essere ipostasi di qualcosa. Mario, eterodossamente, abiura ed annichila ogni vanità e magistralmente estolle, con aulica melica, lirica linfa di silana Aganippe, la dignità dell'essere umano dal volto di figlio, dal quale riverbera, radioso, un regno di luce, la sacra luce di Dio.
*
Vena d'acqua

Volto di figlio
 mio regno di luce,
sorgente che dà forza
e mi ricarica,
con te mai abbandono
le braccia lungo il corpo.

Simbiosi a quel tuo mare
d’abissali silenzi,
io che tanto lo temo
e che non so nuotare.

Ma scivola la zattera
e dolcemente rincuora,
con il suo scricchiolio,
dai tanti mostri e dai flutti.

Amo il tuo amore scarno
vena d’acqua interrata,
sguardo senza parole,
che la mia notte scruta
e non attende segnali.
*
Il poeta-uomo si spoglia di ogni sterile egocentrismo e si abnega totalmente all'amore scarno, allo sguardo senza parole che la sua notte scruta e non attende segnali,
mentre di un anelito di fede e speranza,
scivola la zattera
e dolcemente rincuora...
***

 

All rights belong to its author. It was published on e-Stories.org by demand of Mauro Montacchiesi.
Published on e-Stories.org on 04/29/2015.

 

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