Mauro Montacchiesi

Brevia de Cubismo

Critica Letteraria

di Franco Pulzone.

https://www.facebook.com/franco.pulzone

 

Brevia de Cubismo: risultato di una ricerca documentale.

Realizzata da Mauro Montacchiesi

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Una perfetta capacità di sintesi in una ricerca storica che lega e si intreccia nell'universo sconfinato del cubismo.

Qui il ricercatore apre magistralmente la sua mente in un susseguirsi affascinante di storici intrecci tra personaggi ed opere che hanno attraversato intere generazioni, conducendo ed educando la sensibilità umana a saper riconoscere e cogliere gli attimi socioculturali vissuti dai singoli attori. Gli stessi divengono eccelsi, nella pienezza della loro completa operosa apoteosi dove ci parlano, criticamente e non, di una visione universale umana da raggiungere al più presto per poter continuare a possedere un futuro.

Inoltre l'osservatore attraverso questo suo percorso evidenzia la necessità di ritrovarci e ritornare, quanto prima, alla sostanza delle cose essenziali e non solo apparenti, che invece questa liquida civiltà abilmente sostanzia, nell'evidente fine di gestire facilmente la massa popolare, immiserendola.

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Brevia de Cubismo

"Cose brevi sul Cubismo"

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Sintesi dello sconfinato universo cubista,

risultato di una ricerca documentale,

l'Opera si compone delle seguenti, tre parti:

01) Cubismo

02) Georges Braque

03) Pablo Ruiz Picasso

 

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Cubismo

 

Dalle radicali trasformazioni e dai dirompenti rinnovamenti iconografici ideati ed apportati da Georges Braque (vedi capitolo: Georges Braque) e da Pablo Ruiz Picasso (vedi capitolo: Pablo Ruiz Picasso), agli inizi del '900, nella Ville Lumière subitaneamente germinò, esplodendo, un inusitato canone delle Arti Figurative: il Cubismo. I proto-embrioni del Cubismo vanno identificati nella sublime Arte di Paul Cézanne (riedificazione, tramite i volumi, delle strutture, dei panorami e delle superfici), nell'Arte dei Post-Impressionisti (cospicuo ed incoercibile trend verso la separazione e l'isolamento oggettivo; graduali investigazione e sperimentazione di un'iconografizzazione intesa a manifestare patentemente le sostanze reali), nell'Arte Negra (propalazione della cultura della fondamentale qualità primigenia emancipata dall'ambiente), nell'Arte degli Impressionisti e dei Fauves (superamento degli stereotipati, accademici punti di visuale). Il Cubismo postulò, ed attuò, la decostruzione e la sinapsi di ogni inquadratura della realtà e di ogni parallasse prospettica, a detrimento della disposizione immobile degli oggetti nello spazio e di una singolare e monovalente angolatura di visuale. Oltre a Braque e Picasso, inconfutabili, aulici ed impareggiabili archimandriti del Cubismo, altri importanti esponenti furono: Albert Gleizes (1), Jean Metzinger (2), Robert Delaunay (3), Juan Gris (4), Henri Le Fauconnier (5), Raymond Duchamp-Villon (6), Francis Picabia (7). Altro importante esponente del Cubismo, seppur "ab extra et a latere", fu Fernand Léger (8), in ambito plastico-volumetrico. "Segue dopo (8) Fernand Léger"

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(1) Albert Gleizes. Pittore e scrittore d'arte francese (Parigi 1881-Avignone 1953). Molto alacre nell' Impressionismo. Dopo aver aderito al Cubismo, nel 1912 pubblicò, con Metzinger, l'importante monografia "Du cubisme". Le sue iconografie divennero, intorno al 1915, dei modellati pressoché astratti, pregni di vibrante spiritualità.

(2) Jean Metzinger. Pittore francese (Nantes 1883-Parigi 1956). Permeabile alle influenze neoimpressioniste e fauve. Il sodalizio con Max Jacob e l'incontro con Picasso (1908), catalizzarono la sua decisa confluenza nel Cubismo, del quale divenne uno dei più solerti zelatori e dialettici. Al Salon des Indépendents (1910), espose con i Cubisti. Con Albert Gleizes pubblicò l'importante monografia "Du Cubisme", per mezzo della quale i due Artisti, diretti ad intellettualizzare la poetica del Movimento (previa codifica di talune peculiarità plastiche della raffigurazione sincrona dell'immagine), edificarono le fondamenta del Cubismo Sintetico.

(3) Robert Delaunay. Pittore francese (Parigi 1885-Montpellier 1941). Artisticamente cresciuto rapito dai riverberi di Cézanne, all'incirca nel 1910, approdò al Cubismo, imprimendolgli una connotazione antispeculativa, basata sulla luminosità e sulla tonalità, lette ed applicate in una logica dinamico-spaziale (Cubismo Orfico). Lentamente, la sua percezione pressoché dionisiaca delle tonalità scinde in concatenazioni di scansioni cromatiche, talune delle quali, a partire dal 1912, smarriscono qualsiasi aderenza con la realtà oggettiva, in un turbinoso e geometrizzante vortice, il quale diviene astrazione nella teoria di capolavori realizzati dopo il 1930.

(4) Juan Gris. Pseudonimo del pittore spagnolo José Victoriano Gonzáles (Madrid 1887-Boulogne-sur-Seine 1927). Nel 1906, a Parigi, collaborò, con disegni e vignette "Art Nouveau", ad alcuni giornali umoristici. Molto permeabile dalle problematiche avanguardiste che si infiammavano nel milieu del "bateau lavoir", debuttò nella pittura con stupefacente e rapida aggregazione al Cubismo. Partendo dall'analisi geometrica del soggetto, Gris proseguì verso organizzazioni architettoniche dello spazio, nelle quali l'oggetto e la figura preservano, nella decostruzione, presenza ed uguaglianza volumetriche. L'essenza della luce, a tagli netti, ed il penchant verso spente tonalità monocrome, palesano la peculiarità lirica della natura morta del pittore spagnolo. Ininterrottamente e fondamentalmente leale e devota al Cubismo (considerato non in quanto procedimento, bensì in quanto estetica), l'Arte di Gris (Apollinaire la considera "concettuale", poiché portato di una speculazione sistematica) pare volerne scandagliare qualsiasi delle sue intrinseche potenzialità. A partire da soluzioni di un cromatismo più brillante ai papiers collés, per proseguire con la sperimentazione di inusitate tecniche e per finire con l'approdo ad una scarna basilarità. In Gris, l'investigazione nella logica di un'evoluzione tecnico-stilistica, riscontrabile pure in talune scenotecniche per Djagilev, venne corroborata (Anni '20) dal ruolo aggiuntivo di scrittore d'Arte.

(5) Henri Le Fauconnier. Pittore francese (Hesdin 1881-Parigi 1946). Gli esperimenti nell'uso delle tonalità cupe e nella sperimentazione della semplificazione formale catalizzarono l'indirizzo dell'Arte di Le Fauconnier verso il primo Cubismo. Alla filosofia artistica del Cubismo, Le Fauconnier applicò un'intelligenza affatto soggettiva che lo condusse, nelle posteriori evoluzioni, verso l'Espressionismo.

(6) Raymond Duchamp-Villon. Scultore francese (Damville 1876-Cannes 1918). La sua strutturazione artistica iniziò nella temperie dello Jugendstil. Il suo interesse fu diretto ad enfatizzare, vieppiù sostanzialmente, l'automatica e complessa relazione delle membra nella figura.

(7) Francis Picabia. Pittore francese (Parigi 1879-1953). Successivamente ad un positivo esordio come Impressionista, passò ai Fauve, quindi all'Astrattismo. Dopo queste fasi, Picabia attinse una soggettiva e lirica intelligenza del Cubismo, accostandosi a Delaunay, fino a diventare uno dei più importanti artisti del Cubismo Orfico.

(8) Fernand Léger. Pittore francese (Argentan 1881-Gif-sur-Yvette 1955). A Parigi Léger avviò una pittura incentrata sulla scuola degli Impressionisti e dei Fauve. Successivamente, studiando il Maestro Paul Cézanne, Léger fu centripetato dalle problematiche relative al volume e si consacrò ad innovative investigazioni tecniche in seno all'esperienza cubista. Nel corso del primo conflitto mondiale, Léger acquisì conoscenze e competenze che si rivelarono decisive per la catalogazione di quell'universo automatico, paradossale e scialbamente insignificante nella sua plastica manifestazione. Tutto ciò era destinato a divenire essenziale nell'estro icastico-espressivo del pittore, non indifferente alla tragedia della civiltà industriale ed alla lirica della macchina. Continuando nell'edificazione di tale realtà meccanicizzata, Fernand Léger sviscerò i problemi collegati alle cromie, alle superfici, agli angoli di visuale ed alle scansioni. Così facendo, Léger rese vieppiù compressa la propria pittura, onde poter più egregiamente combinare e sintetizzare esseri umani ed oggetti, facendo di essi simboli ornativi di un'inusitata iconografia di una realtà pitturata.

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Alla decostruzione delle superfici elementari (primigenio processing iconografico), fece seguito la disgregazione del reale, con la decostruzione delle superfici (non esclusivamente osservate da più parallassi), cioé: Il Cubismo Analitico. Al Cubismo Analitico fece seguito il Cubismo Sintetico, ovvero la ricostruzione dell'oggetto in un'inusitata prospettiva impostata, a questo punto, scevra di rapporti con i restrittivi e classici canoni stereo-temporali. I canoni dell'Arte in Europa, nei primissimi anni del XX secolo, in un mare magnum di incomunicabilità, malintesi ed attriti, nonché di aspre riprovazioni e censure sia da parte della Critica sia da parte della Massa, erano maturi per l'imminente ed ineluttabile metamorfosi, vale a dire: l'abiura dell'Anschauung incontrovertibile ed esclusiva dei postulati accademici del mondo occidentale, a partire dal periodo rinascimentale fino a quel momento, nonché la metabolizzazione di inusitati metodi di analisi e di intellezione dell'Arte stessa. Tutto ciò si traduce nella poliedricità di una parallasse focale, cui approda, ponendone come incipit la produzione di Cézanne, l'Arte Contemporanea: "Al cospetto degli oggetti reali, non vi è individuo che non sia sempre in movimento, quindi dinamico nello spazio, producendo una fusione della miriade di figure che la vista gli prospetta. Ininterrottamente dinamico, lo sguardo non è mai statico. Onde captare e riedificare, tramite diverse prove, piani, cavità, superfici e volumi, lo sguardo trasferisce il proprio range di attività. E' una concezione di pittura che subisce una metamorfosi, nello sforzo di oltrepassare l'immane confine della mistificazione di una realtà planare, bidimensionale, onde approdare ad un'iconografizzazione degli oggetti nella loro integralità. La Letteratura ...

 

(1) Virginia Woolf. Scrittrice inglese (Londra 1882-1941). Virginia Woolf è collocata in una posizione molto rilevante nella narrativa contemporanea, principalmente per la sua utilizzazione della tecnica del “flusso di coscienza (stream of consciousness)”, o monologo interiore, da lei sviluppata e perfezionata sino ad attingere dimensioni di eccezionali acutezza e problematicità.

 

(2) James Joyce. Scrittore irlandese (Rathgar, Dublino, 1882-Zurigo 1941) . In "Dubliners" (Gente di Dublino: è una raccolta di racconti pubblicata da Grant Richards nel 1914, dopo il rifiuto di ben 22 case editrici), sebbene navigando tra gli schemi del racconto naturalista francese, Joyce manifesta una sublime predisposizione allo psicologismo. I protagonisti di discostano dagli eventi storici e sono vagliati nelle loro complessità. Joyce abiurò il cattolicesimo, emancipandosi da qualsiasi sovrastruttura etico-religiosa. Nella sua Letteratura, in generale, i dialoghi risultano molto realistici. Tuttavia dalle narrazioni spicca un grande vigore lirico, già intriso di elementi ritmici e musicali. Joyce non si ribella contro la Società in cui vive, bensì circoscrive la propria attività ad una disamina dei processi inconsci, ad essi conformando il linguaggio. Nel 1922, a Parigi, Joyce pubblica "Ulysses", opera tra le più importanti della Cultura Inglese. Dapprima bocciato dalla bigotta e conservatrice Critica inglese e statunitense (fu ritenuto blasfemo), fu successivamente (soprattutto in Francia) accolto come temerario ed ambizioso esperimento filologico. In Joyce, la tecnica dello stream of consciousness (flusso di coscienza o monologo interiore) attinge la più alta rarefazione. Entità meramente musicali coniano una sequela di immagini totalmente avulse dalla realtà. Non esiste dinamica, bensì perfetta catalogazione degli impulsi del subconscio, soprattutto "da sveglio". La ricerca di Joyce approda alla decostruzione semantica della parola, in una prospettiva che trascende, talora, dalla morgologia, dalla sintassi e dal lessico della Lingua Inglese, fino ad affondare verso i rizomi arcaici del linguaggio.

 

..., proponendo e fornendo frammentate porzioni di stili linguistici, e la Musica ...

 

(1) Igor Fedorovic Stravinskij. Compositore russo (Oranienbaum, Pietroburgo, 1882-New York 1971). Nel cursus honorum di Stravinskij, una pietra miliare fu la conoscenza di Djagilev, il quale gli chiese di cooperare nei suoi "Ballets Russes". La sinergia con l'impresario teatrale convinse Stravinskij a sempre più frequenti e diuturni soggiorni a Parigi. Il complicato iter tecnico-artistico della produzione di Stravinskij è contrassegnato da elementi che suscitarono scandalo ed enigmaticità, pur mantenedo una rigida congruenza intrinseca. L'originalità di Stravinskij si identifica nelle scelte timbriche (miranti a secche ed asciutte profilature e/o a duri blocchi sonori pietrificati), nelle frequenti politonalità (libero uso delle dissonanze) e soprattutto nello scatenamento di un'inusitata invenzione ritmica, tanto complessa da polarizzare l'attenzione e l'interesse dei movimenti avanguardisti dell'epoca. A causa delle coreografie non convenzionali, le aspre dissonanze ed i ritmi dirompenti e travolgenti, Stravinskij suscitò nel pubblico violente reazioni di dissenso.

 

..., dilatando le tradizionali configurazioni acustiche, realizzano e palesano le medesime proliferazioni e riproduzioni degli angoli di visuali, ovvero delle parallassi di osservazione dell'Arte. Sono gli albori del XX secolo quando, nella Ville Lumière, si scatenano questi "sismi", proprio quando, sul proscenio dell'Arte, in virtù soprattutto del topico apporto del "Doganiere", meglio noto come Henry Rousseau (1)...

 

(1) Henri Rousseau, detto il Doganiere. Pittore e poeta francese (Laval 1844-Parigi 1910). L'eccezionale avventura artistica di Rousseau, malgrado la problematicità di un'esatta catalogazione, è stata collocata, storicamente e criticamente, nel contesto dell'Arte Moderna, alle cui istanze l'Artista, con straordinaria originalità, seppe adempiere. Ciò è stato patentemente comprovato dall'interesse per l'opera del Doganiere (era stato dipendente del Dazio Municipale di Parigi) dei Simbolisti, dei Neoimpressionisti, di Picasso (nel 1908 approntò un simposio nel suo atelier al Bateau-Lavoir in onore del pittore), di Kandinskij, dei Surrealisti. L'intervento critico di Jarry, Apollinaire e Wilhelm Uhde ha contribuito ad una più congrua catalogazione dell'Arte di Rousseau, ricusata dalla Critica ufficiale. L'esordio ufficiale di Rousseau avvenne nel 1885 con la partecipazione al Salon des Refusés. Successivamente espose al Salon des Indépendants ed al Salon d'Automne. Rousseau compì il proprio iter artistico in totale indipendenza (da correnti) ed isolamento, sviluppando e perfezionando i caratteri istintivi della propria tecnica iconica (Senso penetrante delle cromie, ininterrottamente utilizzate nel loro significato fantastico. Congruo dosaggio dell'unità compositiva) giusta immanenti fattori di stimolo e soggettivi artifici. Il Poeta Rousseau fu molto singolare nell'osservare la realtà, in virtù dell'inestinguibile fiamma della propria immaginazione. Della realtà, Rousseau, rivelò le arcane propaggini che si addentrano nell'onirico, nella psiche, nell'universo emozionale subcosciente. Ed è in virtù della propria congenita ed istintiva visione lirica e dell'eccezionale autenticità dell'ideazione stilistica che Rousseau si valse ad ovviare alle carenze della propria didattica tecnico-artistica, soprattutto nel disegno e nella prospettiva. Alcune opere di Rousseau costituirono la “grande lezione” per i Naif, mentre altre assursero a dignità di mitici simboli dell'umana ricchezza e della libertà interiore.

 

..., sono cospicuamente propagati il Naïf (pittori figurativi autodidatti, non vincolati a canoni accademici, i quali, per mezzo di moduli stilistici basilari e diretti tendono ad imprimere e veicolare una visione magicamente suggestiva della realtà) ed il Primitivismo (rivalutazione delle manifestazioni del costume e dell'arte delle culture cosiddette primitive). Nel 1907 viene realizzata e celebrata una rassegna vergente ad illustrare i momenti evolutivi della personalità e dell'Arte di Paul Cézanne (*)...

 

(*) Pittore francese: Aix-en-Provence 1839-1906. Agli inizi della propria attività artistica, Cézanne non fu attratto dalle innovazioni icastico-espressive dell'Impressionismo e realizzò, per tutto il 1873, capolavori fino a quel momento vincolati ai canoni romantici e contraddistinti da tonalità scure e vigorosamente discordanti (La douleur, Parigi, Louvre; L'âne et les voleurs, Milano, Galleria d'Arte Moderna). L'Artista, man mano, entrò nella logica dell'uso di cromie vieppiù lumeggiate, ricavando, grazie alla luce, quell'unione-fusione fra spazio e volume che sarebbe servita poi ad adempiere l'istanza di edificazione e produzione di tutti i suoi capolavori. Il progetto di snellire le figure lo condurrà all'edificazione-produzione di oggetti la cui volumetria verrà enfatizzata dalla massa cromatica. Relativamente alle copiose nature morte realizzate, in una sua lettera del 1904, Cézanne, ignaramente indossando le vesti dell'Avant-Lettre del Cubismo, asserì che era d'uopo " “trattare la natura secondo il cilindro, la sfera, il cono, il tutto messo in prospettiva”. Nel 1900 Cézanne era Artista, ormai, internazionalmente consacrato ed i capolavori di questa fase (paesaggi, bagnanti, nature morte) denotano una crescente polarizzazione verso le tonalità necessarie per creare le masse volumetriche (La montagne Sainte-Victoire, Zurigo, Kunsthaus; Les grandes baigneuses, Londra, National Gallery). Nella citata retrospettiva, approntata nel Salon del 1907, Cézanne fu identificabile, quindi, quale precursore del Cubismo e l'insegnamento innovativo, sconvolgente e sovversivo della sua pittura rappresentò, man mano, uno tra i più topici eventi nella Storia dell'Arte della seconda frazione del XIX secolo, con ampie propaggini nel XX.

 

..., preambolo all'Era Cubista, avviata da Georges Braque e da Pablo Ruiz Picasso. In Cézanne, la decostruzione dell'opera coincide con la decostruzione della figura realizzata nell'arte plastica negra che unisce e fonde in superfici volumetriche le forme snellite di un viso o di un corpo. "Les demoiselles d'Avignon",

 

 

 

 

..., dipinto di Picasso, è il portato di tutto ciò, che fino al 1914 (nell'universo e sul proscenio dei movimenti artistici e letterari, miranti programmaticamente alla ricerca e alla sperimentazione di nuove forme espressive, in polemica con quelle tradizionali), rappresentò il fondamento del Cubismo, che aggregò Artisti come i già citati Raymond Duchamp-Villon, Albert Gleizes, Jean Metzinger, Robert Delaunay, Juan Gris e Henri Le Fauconnier ed altri al di fuori della Francia. A posteriori del "Periodo blu" e del "Periodo rosa" (vedi capitolo: Pablo Ruiz Picasso), il malagueno Picasso diede l'aire ad un personale metodo di schematizzazione delle forme che utilizzò per una teoria di nudi eseguiti dal 1907 in poi, teoria di nudi che lo condusse alla realizzazione della prefata opera "Les demoiselles d'Avignon", con un sempre più icastico trend verso la stilizzazione, nonché verso un outline massificato. "Les demoiselle d'Avignon", altro non è che il portato di numerosi dubbi e perplessità, ovvero di una diuturna e solerte attività. I nudi delle iconografie muliebri, che richiamano Cézanne (Grandi Bagnanti), risultano svisati giusta i canoni pittorici veicolati a Picasso dall'Arte Plastica spagnola e da quella negra. L'opera contiene un subliminale messaggio, sensuale e carnale, poiché "Avignon" altro non è che la denominazione di una "calle" nel "barrio de las putas" (quartiere delle meretrici) della Ciudad Condal (Barcelona). Simili a maschere afre, svisati compaiono i visi, mentre i corpi, simili a dischiuse opere plastiche, risultano fratturati. L'arrière-plan non è a tergo, bensì tra le figure. L'opera è priva di qualsiasi luce naturale, priva di qualsiasi riferimento alla luce, che subisce, così, continue metamorfosi. Picasso, onde poter enfatizzare l'idea esteriore, che realizza con una pronta coscienza dello spazio, vira qualsiasi interesse dalla natura. Il primo dipinto in cui Picasso circoscrive la "doppia testa", è la "Bagnante", che propone una prospettiva anteriore, veicolante pure la linea del viso, come se osservata lateralmente. E' l'incipit del primo stadio cubista, alias "Cubismo Analitico", che si protrarrà per pressoché tutto il 1912, contraddistinto dalla deflagrazione degli spazi e delle masse, dal proliferare di prospettive dell'oggetto, ma, soprattutto, da un sovvertimento di visuale, quasi il pittore ruotasse attorno all'oggetto stesso, agli oggetti stessi, sino a svelarne e svolgerne, sulla bidimensionalità del quadro, captate da differenti parallassi, le più disparate inquadrature, approdando alla decostruzione delle superfici in minuscole entità, vieppiù digradate, vieppiù indistinte. Utilizzata anche per i portrait, questa tecnica consente all'Artista malagueno, nondimeno, di preservare permanentemente la rassomiglianza agli esemplari originali. Duplicemente, il Cubismo Analitico si rivela come una configurazione di realismo radicale e come una tecnica di immissione, nella tela, del crono-spazio, della sequenza degli accadimenti, del loro decorso temporale. In questo senso, forte e chiaro è il debito ideologico del Cubismo verso la Filosofia di Henri Luis Bergson (1) e verso il Neokantismo (2)...

 

(1) Filosofo francese (Parigi 1859-Auteuil 1941). Nel 1927 ottenne il premio Nobel per la Letteratura. La "coscienza" è il leit motiv prioritario della dialettica bergsoniana. L' "Essai sur les donnés immédiates de la coscience", del 1889, origina dall'illuminazione, secondo Bergson, che esiste un'irriducibilità fra quantità e qualità e, consequenzialmente, fra mondo interiore e mondo esteriore. Quanto appartiene al mondo esterno, proprio ciò che rappresenta l'oggetto della Scienza, si caratterizza per disomologie qualitative. Tale esteriorità, di un oggetto relativamente ad un altro, è congruamente ed egregiamente rivelata ed estrinsecata dallo spazio. Ciò che invece, pur essendo molteplice e diverso, fa parte della coscienza, non è esterno in questo stesso senso. E' il tempo ciò che, non riducendola ad esternità spaziale, preserva tale molteplicità. Nondimeno, non come la Scienza lo propone (di una coppia di mobili, misura della coincidenza e del sincronismo, in due spazi), bensì un tempo che rappresenti una durata effettiva, la quale permetta di interpretare momenti posteriori in quanto qualitativamente dissimili, preservandone la mutua osmosi e l'eterno magistero creativo. Le peculiarità del tempo, in quanto durata effettiva, sono, invero: eterno magistero creativo, mutua osmosi e molteplicità qualitativa. Questi elementi si collocano in antitesi alla Auffassung spazializzatrice del tempo, dove, per contro, ci si trova al cospetto di "reversibilità del fenomeno", "esternità quantitativa", "mutua indifferenza"ed "iterazione dell'identico".

 

(2) Neokantismo (o Neocriticismo). Corrente dialettica, evolutasi in Germania dalla seconda metà del sec. XIX, che vagheggiava un riflusso verso Immanuel Kant, ovvero verso il Filosofo tedesco (Königsberg 1724-1804) che per primo aveva risolto la filosofia in "Teoria della Conoscenza". La "Teoria della Conoscenza" (sec. XIX; dal greco gnõsis, conoscenza+-logia), è una sorta di investigazione dialettica relata ai sistemi universali dell'umano conoscere, vergente ad identificarne le peculiarità intrinseche, le potenzialità ed i confini, i principi di autenticità ed i presupposti, determinando una dialettica fondativa, vale a dire di speculazione e coonestazione antidogmatica, relativamnte a qualsiasi, peculiare epistemologia (Filosofia della Scienza). Già Parmenide prende coscienza della disomologia fra "conoscenza" ed "opinione", mentre Aristotele individua un florilegio delle umane conoscenze nella totalità degli asserti veri, vale a dire "adeguati" o conformi allla realtà. Il busillis gnoseologico più topico risulta, quindi, per quel che concerne la "conformità alla realtà", la chiave di lettura della sua accezione e la coonestazione del suo possibilismo. E' questione, quindi, di individuare e di investigare la determinazione della forma della relazione conosciuto-conoscente e, con questo, il sistema di genesi dei concetti e dei giudizi conoscitivi.

 

...Per L'Artista Cubista, quindi, la sfida topica si identifica nel dipanare il busillis relativo al modo in cui pitturare, non esclusivamente quanto manifesto di un oggetto, bensì qualsiasi altra cosa, di esso, sia nota.

Picasso, la cui tecnica a questo punto è centripetata dal non iconico (le testimonianze postreme di forma plastica si sciolgono in un singolare schiacciamento e le superfici, vieppiù frazionate, divengono diafane), a partire dal 1912 coopera simbioticamente, empaticamente e pragmaticamente con Georges Braque ("Case all'Estaque" 1908; "La mandola" 1910; "Il tavolo del musicista" 1913; "Il grande tavolo" 1929). La sinergia sinaptica della loro attività viene enfatizzata da capolavori quali: "Il Portoghese" (Braque) e "Il suonatore di fisarmonica" (Picasso). Al fine di ribadire, in seno all'oscura ed enigmatica "incomprensibilità" del Cubismo Analitico, la relazione con la realtà, nei dipinti di Braque, in questo periodo, fanno la loro apparizione: numeri stampati, lettere alfabetiche ed effetti icastico-espressivi a trompe-l'oeil. Il Cubismo Analitico si aderge ed attinge il proprio apogeo nel 1912, con capolavori quali "Uomo con mandolino" e "Ma jolie" (Picasso), "permeati" di totale astrazione. Nondimeno, Picasso è idiosincratico verso tutti i "Salon". Nonostante la sua latitanza, Apollinaire, al Salon des Indépendants, rimarca che estremamente viscerali sono il carisma e l'incidenza di Picasso nei confronti degli altri pittori e scultori partecipanti. Contestualmente Juan Gris ("Natura morta con vaso cilindrico" 1911; "La tavola" 1914; "Chitarra, bicchiere e fruttiera" 1918) esibisce un "Omaggio a Picasso". Sincronamente Picasso, iniziando da un'opera plastica in sottili lastrine e filamenti metallici, "Chitarra", corrispondente stereodimensionale della pittura cubista, avvia l'edificazionismo plastico del '900 e ricorre, inoltre, ai "Papiers collés" che Braque, prima di chiunque altro, collauda e verifica utilizzando carte da rivestimento per pareti. I modellati più schiacciati e coesi marcano la transizione del grande pittore (Picasso) verso il Cubismo Sintetico, patente nel capolavoro "Violino e uva". Gli stadi evolutivi dell'opera sono fotografati. Inizialmente l'Artista disegna la creazione, successivamente vi attacca brani di giornali e finalmente disegna, di nuovo, con un bastoncino di carbone vegetale, i tratti permasi coperti. Dell'oggetto, non si fornisce più la frantumazione nei suoi pezzi successivi, bensì una figura che ne compendia i modellati principali e la sostanza. L'opera si indirizza vieppiù verso il raziocinio ed il discernimento dell'osservatore e ventila un'inusitata relazione fra autentico e falso, fra realtà e raffigurazione, gettando le sementi per la germogliazione del dadaismo e del polimaterismo. Il Cubismo approda ad un discostamento dalle apparenze del reale per mezzo di Juan Gris. Il demiurgo della transizione al Cubismo Sintetico è, invero, nel 1906, l'ispanico pittore Juan Gris, appena stanziatosi in Parigi. Gris asserisce: " La verità supera ogni realismo ed è vietato scambiare l'esteriorità degli oggetti con la loro natura e con la loro sostanza". Gris, seguendo un iter artistico antitetico rispetto a quello di Mondrian e di Kandinsky (astrattisti), si pone come finalità la reificazione dell'astratto, partendo, vale a dire, da un modellato schematico-geometrico, lo agghinda di parvenze naturalistiche (" Di un cilindro faccio una bottiglia") e, principalmente, progredisce ed avanza da una prospettiva universale ed assoluta, verso una rappresentazione particolare e relativa.

" Io lavoro con gli strumenti dell'intelletto. La mia è un'arte sintetica e deduttiva. Il mio intento è di creare dei nuovi oggetti che non possano essere confrontati a nessun oggetto reale" (Dichiarazione originale di Juan Gris).

Con il proprio percorso da Cubista, Picasso, con riferimento a quanto già considerato, termina il progetto cominciato con Cézanne. Picasso afferma la completa indipendenza della raffigurazione relatamente al raffigurato. Un espediente (una mera starting line dell'iter di decostruzione dell'oggetto oppure arriving line della sua ricomposizione per mezzo di tecniche formali dell'Arte) che permette all'Artista di preservare ininterrottamente una monolitica relazione sia con i contenuti intrinseci sia con i messaggi estrinseci della propria produzione artistica, che approderà all'apogeo nel 1937, con "Guernica y Luno".

In quest'opera convivono topici vantaggi mediatici e tratti di acuto e sovversivo processing formale. Nel dipinto una strage è documentata come drammatico evento storico che, contestualmente, viene adottato, per mezzo dello stile fin lì sviluppato, onde richiamare "tenebre" e "brutalità"! E' Picasso medesimo, com'è doveroso che sia, a fornire l'esatta intellezione dei simboli riportati nella tela, come, ad esempio: "Toro=Fascismo"; "Cavallo=Popolo"; etc. L'espressione "Cubismo Orfico" viene, per contro, inventata da Apollinaire, che la mutua dall'Orfismo. Con tale espressione Apollinaire fa riferimento a taluni artisti (es: Fernand Léger, Robert e Sonia Delaunay) che si discostano dalla scomposizione cubista del modellato, onde approdare ad una sorta di astrazione sentimentale ed ornativa che esperisce ricerche, con modelli solenomorfi e cilindrici, sulle scansioni delle cromie e dei loro portati. Quando la 1a Guerra Mondiale deflagra, il termine "Cubismo" ingloba e compendia numerose micro-pseudo-correnti che anticipano e preannunciano venture ed imminenti evoluzioni artistiche. Contestualmente, l'iter consumato dall'Arte, la cui concezione prende le distanze dall'esteriorità, è il medesimo dell'epistemologia, che postula in che modo lo spettro visivo scientifico sia vieppiù remoto da quanto gli occhi dell'osservatore siano in grado di captare dalla mera visione "à oeil nu"! L'Artista Picasso, in virtù di ulteriori ed essenziali esposizioni dei modellati e degli avvenimenti, in ambito avanguardistico, risulterà essere ancora, per decenni, solerte e fondamentale nei suoi interventi. A partire dal 1916 Picasso comincia ad essere polarizzato dal Dadaismo. I membri del Dadaismo, nel 1919, ufficializzano la "dipartita" del Cubismo. Tuttavia, Tristan Tzara afferma pubblicamente: "Finché vi saranno pittori come Picasso, Braque e Gris, nessuno potrà parlare di morte del Cubismo senza sembrare un idiota" (Dichiarazione originale di Tristian Tzara). Adesso, Picasso, al Cubismo, seguita ad avvicendare un Realismo di immane ed imponente solennità, talora approdando alla tecnica dell'ornamento-abbellimento neo-classico. Talune cospicue opere di questa fase risultanto denominabili "Cubismo Ornamentale", in virtù delle loro cromie (vivide, intense e brillanti) e dei loro fregi ornativi inseriti da tutte le parti. Si assiste ad un revival della decifrabilità e della comprensibilità delle immagini. Il percorso artistico di Picasso, a posteriori dell'esperienza cubista ( a causa della quale Picasso aveva abiurato la propria identificazione nel "Periodo blu" e nel "Periodo rosa"), a cagione, soprattutto, dell'intima e vibrante implicazione nelle tragedie umane planetarie che si vanno consumando, viene delineato da una perpetua metamorfosi tecnico-stilistica, di fatto, tuttavia, più formale che effettiva. Picasso, infatti, sembra pilotato da una costanza molto elevata che si percepisce oltre qualsiasi esteriorità e che risiede nei responsi che l'Artista, puntualmente e contingentemente, propone alle istanze formulate dalla Storia, per un verso, e dalla prosa della realtà, per un altro. L' "Affiche" surrealista viene pubblicata nel 1924. Picasso, già dagli albori, profonde i propri apporti alla rivista "La révolution surrealiste", onde consentire alla redazione di poterla ampiamente illustrare. Breton, in seno ad un'edizione della rivista, ufficializza Picasso come "Surrealista", nondimeno rendendosi conto di non poter formulare una recensione rigidamente surrealista all'arte di Picasso. In occasione della prima esposizione dei Surrealisti (Man Ray, Klee, De Chirico, Arp, Ernst, Mirò, Masson), Picasso presenta esclusivamente alcuni suoi capolavori cubisti. Nel 1926 Picasso presenta il "Cubismo Curvilineo" (Creazioni caratterizzate da una scansione ornativa e mimica) ed una teoria di "Collages abstraits", a motivo "guitare", eseguiti con "torchons écrus", logore bluse e "aiguilles à tricoter". Comincia la monografia del leit motiv "pittore e modella". Le "costruzioni in filo metallico" (verghette di metallo), analoghe a rappresentazioni grafiche nello spazio, sono del 1928. In questa fase risulta cospicuamente riformatrice l'Arte Plastica di Picasso, precipuamente per l'evoluzione e per l'incidenza che eserciterà su molti scultori posteriori. Si tratta di arte ibrida ed astratta, costituita da entità metalliche (piombate, stagnate o chiavardate). Nondimeno, Picasso ben presto abiurerà anche questa sua Arte, onde poter riesumare le forme delle figure. Molte delle sue opere, a partire dal 1929, sono epifaniche di uno sconfortato e sfiduciato agglutinamento alle postreme chance di realizzare iconografie antropiche (peraltro precedentemente ricusate dal Surrealismo). Picasso produce una specie di vetero-tradizionalismo (un tentativo di ritorno al clasicismo universalmente riconosciuto) e sottopone a radicale metamorfosi i suoi soggetti, un tempo avanguardisti, artisticamente sediziosi e sovversivi. Picasso, dunque, volge le proprie attenzioni alla mitologia classica e cristiana ed adotta un soggettivissimo Simbolismo, per mezzo del quale svisa la forma umana (ricercando l'appeal erotico), ricorrendo al frequente intercalare iconico di vulve, falli, etc. Finito il conflitto bellico, sorge un'altra aurora per Picasso, trapunta dei portrait di Françoise Gilot, sua ultima moglie. Françoise è la sua Camena, è il suo afflato per "Joie de vivre" e per altre, imponenti opere.

 

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Georges Braque

01) Le origini, i "Fauves", l'incontro con Picasso

02) Il sodalizio con Picasso, il Cubismo Analitico

03) Il Cubismo Sintetico

04) La Fase Classica

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Le origini, i "Fauves", l'incontro con Picasso

Georges Braque (pittore e scultore francese, avant-lettre dell'Avanguardia) venne alla luce il 13 maggio dell'anno 1882 nella culla dell'Impressionismo, vale a dire ad Argenteuil-sur-Seine (città della Francia Settentrionale, banlieue nord-occidentale di Parigi, nel Dipartimento del Val-d'Oise, sulla destra della Senna) e trapassò a Parigi il 31 agosto dell'anno 1963. Il padre di Georges esercitava nel settore edilizio ed amministrava una ditta, lascito familiare, che trattava verniciature. La famiglia di origine traslocò ben presto a Le Havre, dove il piccolo Georges passò la fanciullezza e la prima adolescenza e dove iniziò gli studi liceali. Nel triennio 1897-1899, presso la locale Accademia (Ecole des Beaux-Arts), frequentò dei corsi serali, conoscendo Raoul Dufy (pittore francese) e Othon Friesz (pittore francese). Nel 1899 lavorò presso l'atelier di un pittore, sempre a Le Havre. Era l'anno 1900 quando Georges Braque si trasferì a Parigi, dove lavorò, di giorno, presso un altro pittore e dove, di sera, frequentò corsi di disegno ottenendo, nel 1901, la licenza di decoratore, volendo così emulare il padre. Presso l'Académie Humbert di Parigi (1902) seguì studi regolari. Lì conobbe Francis Picabia (pittore francese) e Marie Laurencin (pittrice francese). In questo periodo Georges Braque frequentò assiduamente la Galleria Vollard (*)...,

(*) Vollard Ambroise: Mercante d'Arte francese (Saint-Denis, Isola della Riunione, 1865-Versailles 1939). La sua galleria in Rue Lafitte fu, dalla fine dell'Ottocento, uno dei centri più vivi dell'Avant-Garde Figurative Parisienne.

... il Museo del Lussemburgo, la Galleria Druet (*)...

(*) La Galleria Druet è stata una Galleria d'Arte parigina attiva nella prima metà del XX secolo e diretta dal Mercante d'Arte Eugène Druet.

...ed il Louvre, rimanendo folgorato dall'Arte greca e da quella egiziana. Successivamente (1903) Georges Braque frequentò la locale Ecole des Beaux-Arts. I primi capolavori di Braque palesarono una notevole incidenza dell'Impressionismo dal quale, nondimeno, molto rapidamente si discostò, in virtù della "scoperta" di Matisse e di Derain. Nella Ville Lumière Braque entrò in relazione con il milieu e con i cénacles dei Fauve ed avviò un atelier di pittura nella Rue d'Orsel. Successivamente Braque si trasferì in Bretagna ed in Normandia, onde poter realizzare dipinti di paesaggi, soprattutto in zona Honfleur. Ed infatti, sul finire del 1905, soprattutto in virtù del carisma e delle incidenze culturali ed artistiche di Matisse e di una sinergia artistica con l'amico Friesz, Braque produsse le prime opere "fauve" (Souvenirs d'Anvers), utilizzando sempre più cromie "luisantes", lucenti e radicalizzando l'emancipazione delle creazioni da qualsiasi schema (es: "Paysage à l'Estaque"-Museo dell'Annonciade-Saint Tropez 1906). Ad Anversa, nell'estate del 1906, Braque passò un periodo con Emil Othon Friesz (pittore francese), iniziando a "parlare in fauvismo". Nelle opere di Braque, permeate di "Fauvisme", è icastica l'inarrestabile obsolescenza dell'Impressionismo. In questo stesso anno Braque, insieme ad un gruppo di "Fauves", per la prima volta espose presso il Salon des Indépendants di Parigi. L'anno successivo, sempre presso il Salon des Indépendants, a Parigi, (a posteriori di un non facile e combattuto debutto che gli provocò idiosincrasia per il magistero e per gli schemi accademici), ormai legato ai "Fauve", con questi presentò nuove opere, dalle cromie limpide e caratterizzate da motivi geometrici, che furono totalmente vendute. La retrospettiva su Cézanne presso il Salon d'Autumne fu fondamentale per la strutturazione artistica di Braque. Nonostante il successo, Braque decise di allontanarsi dal Fauvismo, auspicando un'Arte più rigida, tuttavia meno tormentata. Nel 1908 Braque si recò a l'Estaque (L'Estaque è un quartiere di Marsiglia situato a nord-ovest della città, tra mare collina e un piccolo porto.) dove, nel 1909, avrebbe incontrato Raoul Dufy (pittore "fauve"), lì giunto proprio per conoscere Braque. Il Salon d'Autumn, di fatto, aveva ricusato l'Arte di Braque, per cui la sua prima "personale" venne tenuta, sempre nel 1908, presso la Galleria di Kahnweiler (Daniel H. Kahnweiler fu il mercante che lanciò il gruppo cubista). La prefazione al catalogo delle opere di Braque venne redatta da Guillaume Apollinaire (lo scrittore che intessé le lodi della rivoluzione cubista nel panorama artistico della Parigi dei primi del novecento). Il nome di Braque cominciò a propagarsi su scala nazionale, soprattutto grazie al giornale Gil Blas (un giornale quotidiano francese, fondato nel novembre 1879 da Auguste Dumont), nell'edizione del 14 novembre 1908, allorché il critico d'Arte Louis Vauxcelles editò una recensione, tratteggiando le opere di Braque come "assemblaggi, composizioni di piccoli cubi", da cui "Cubismo". Tra queste opere: "Le Grand Nu" (1908). Braque aveva così inaugurato un nuovo stile. I postulati ed i canoni del Cubismo trasformarono radicalmente il concetto di "Arte", in quanto, da questo momento in poi, non era più questione di riprodurre la realtà, per contro di decostruirla e di ricostruirla. Lo stesso anno segnò la nascita del sodalizio Braque-Picasso (quest'ultimo realizzava "Les demoiselles d'Avignon", caposaldo del Cubismo), cementato, poi, dall’Arte e da una grande amicizia.

Il sodalizio con Picasso, il Cubismo Analitico

Questo incontro marcò l'abiura del Fauvismo da parte di Braque, che iniziava a dedicarsi a sperimentazioni di natura cubista. Germinò, in questa fase, l'attrazione di Braque verso l'arte primitiva. Per i due Artisti, Braque e Picasso (in entambi si manifestò con estrema evidenza la reciproca influenza), le sensazioni e le intuizioni stimolate dalle mostre e dalle rassegne commemorative e proponenti i momenti evolutivi di Cézanne (*)...

(*) Pittore francese, legato inizialmente alla tradizione romantica, poi all’Impressionismo, da cui si staccò per esaltare, attraverso il colore, le volumetrie della forma, esercitando, così, una grande influenza sui movimenti pittorici successivi.

..., nonché la conoscenza ed il contatto con la scultura africana, funsero da propellente grisou, da catalizzatori in direzione dello sviluppo di un inusitato canone di iconografizzazione della realtà. Questo canone, di lì a poco, si sarebbe identificato nel Cubismo, della cui "pittura concettuale", il loro amico Guillaume Apollinaire (pseudonimo del poeta e scrittore francese Wilhelm Apollinaris de Kostrowitzky: Roma 1880-Parigi 1918) sarebbe diventato passionale teoreta e sostenitore. Braque, utilizzando volumi geometrici e semplificando le cromie al verde ed al bruno, tentò di delineare e di edificare la superficie intercorrente fra i volumi dell'opera, evitando di ricorrere ad espedienti quali l'angolazione di visuale ed il contrasto. Nell'opera del 1908 "Grand Nu" (Parigi: Collezione Privata), Braque inventò e creò la forma con abbondanti e rapidi tocchi di pennello che evocano le superfici circoscritte in una densa e nera outline. Braque, sia per i paesaggi sia per le nature morte, adottò i medesimi, citati canoni di strutturazione geometrica appena citati. Il biennio 1908-1909 fu contrassegnato dai temi "paesaggi" e "rocce"! Esaurito questo filone, nacque il "Cubismo Analitico".

L'Arte di Braque, tra il 1910 ed il 1914, fu contrassegnata da un radicale snellimento delle componenti iconiche, con reiterato uso del "collage". Questo quinquennio (1910-1914), momento topico dell'amicizia Braque-Picasso, produsse per entrambi una notevole evoluzione nell'arte plastica.Germinò così un'inusitata concezione delle superfici pittoriche, raffiguranti oggetti disgregati, nonché aspetti e sfumature prodotti dalla frammentazione dei piani. Nei dipinti del 1910 (Braque, man mano, aveva abiurato la pittura dei paesaggi, onde consacrarsi alle nature morte: "Nature morte aux instruments de musique *1908*- "Violon et palette"), "l'elemento fisiologico fu l'occasione per una consistente disgregazione schematica dello spazio, analizzato da differenti parallassi e così reso tangibile (Cubismo Analitico: "Violon et Palette"/"Violino e tavolozza" 1909-1910-Guggenheim Museum di New York). In quest'opera, la raffigurazione in tal modo prodotta di un violino, ne enfatizza i chiaroscuri della creazione. All'osservatore sono così totalmente propinati i piani di una parallasse ristretta allo spazio del dipinto e circoscritta in un medesimo e conseguente spazio. La sezione alta dell'opera, ove è evidente un chiodo che regge un'assicella in legno per colori, è il sardonico emblema della dicotomia possibilista dell'indagine icastico-espressiva. Le opere dettagliate e particolareggiate eseguite da Braque e Picasso in questo periodo, per mezzo di un'assicella in legno scarsa di tinte, rappresentarono i presupposti topici dell'evoluzione dell'Arte Moderna. Nel tentativo di iconografizzare spazi vieppiù articolati, onde proporli in tutti i loro aspetti e sfumature, i dipinti di Braque approdarono ad una quasi inintelligibilità, in contraddizione con l'astrazione che l'Artista aveva sempre osteggiato e disconosciuto. A causa di questa sopraggiunta "inintelligibilità" (Braque aveva ormai deciso di tornare alla realtà), a partire dal 1911 (la volumetria delle figure diminuì fino a costituire un folto e compatto ordito di linee e piani), in seno alle figure furono immessi lettere e numeri stampati (Braque usò una sagoma forata per immettere sia le lettere sia i numeri) (Cubismo Ermetico: "Le Portugais"/"Il Portoghese"-Basilea-Kunstmuseum; “Composizione con violino”-Parigi-Musée National d'Art Moderne). Nel 1912 (Nature morte à la grappe de raisin) Braque introdusse l'uso di sabbia e segatura. Lo stesso anno debuttarono (Cubismo Sintetico: prima esposizione vicino ad Avignone) i "papiers collés", succedendo alla comparsa di aggiunte in sostanze eterogenee ("Compotier et verre", realizzato con brani cartacei pitturati, giornali e poster incollati sulla tela). Questa tecnica permise a Braque di produrre un compendio di componenti ibride, onde tratteggiare limpidamente un elemento per mezzo della disgregazione di strutture e cromie. Georges Braque, nel 1914, partì per la Grande Guerra e la sinergia con Picasso si arrestò. Nel 1916 Braque, in guerra, rimase seriamente leso e venne decorato con la Croce di Guerra e la Legion d'Onore. Le ferite di guerra non gli permisero di dipingere per tre anni e ciò lo allontanò dall'amico Picasso.

Il Cubismo Sintetico

Successivamente Braque abiurò il "collage" ed avviò ed incrementò gli originari studi ed esperimenti formali, per mezzo di una crescente stilizzazione delle ratio cromatico-tonali, evolvendo in direzione di un Cubismo più colorato e più vicino alla realtà. "La mia preoccupazione è di mettermi all'unisono con la natura, più che copiarla (Braque)". In questa fase eseguì: "I Tavolini (1918-19)". Terminato l'evento bellico mondiale, Georges Braque progredì ulteriormente l'evoluzione del Cubismo e conobbe Henri Laurens e Jean Gris, il quale apportò un contributo notevole allo sviluppo del Cubismo Sintetico. Braque iniziò a produrre Arte in maniera indipendente ed elaborò una tecnica più soggettiva, contraddistista da cromie briose e brillanti, da volumi ad ordito e, successivamente alla sua installazione in Normandia, da icone antropiche. Nel 1919 Braque approntò, con grande esito, una rilevante mostra presso la Galleria di Lèonce Rosenberg (noto mercante d'arte parigino) e, nel 1920, espose presso Kahnweiler, in aggiunta ai suoi dipinti, anche un'arte plastica in stucco, rappresentante un "Nudo in piedi". Braque ricominciò, perciò, le ricerche e gli esperimenti sullo spazio in opere dove l'elemento fisiologico divenne più chiaro e comprensibile e la composizione palesò un impianto più flessibile (La tavola di marmo, 1925. Parigi-Musée National d'Art Moderne). I capolavori di Braque evidenziarono, quindi, maggiori indipendenza ed emancipazione (nei confronti di altri canoni artistici), da un lato e maggiori sostanzialità e concretezza, da un altro. Nel terzo decennio del '900 Braque pitturò e delineò scenotecniche ed indumenti caratteristici, fra i quali quelli per le coreografie di Djaghilev (*)...

(*) Sergej Pavlovich Djagilev (31 marzo *19 marzo secondo il calendario prerivoluzionario* 1872 - 19 agosto 1929), detto Serge, fu un impresario, organizzatore e direttore artistico. Celebre per aver fondato i Balletti Russi, da cui presero il via molti famosi ballerini e coreografi.

...In questa fase Braque tornò, transitoriamente (1920-1926), alla "figura", rendendo più brillanti le cromie e più tormentoso il senso della luce. A questa fase appartiene la serie"I camini e le canefore".

La Fase Classica

Nel 1925 iniziò l'ultima e lunga fase artistica di Braque, quella "classica", allorché l'Artista si stabilì in un appartamento espressamente edificato per lui da Auguste Perret (architetto e imprenditore francese). Il soggetto reale, nei dipinti di Braque di questa fase, significò il motivo per un'opera plastica raffinata e di valore, sia in quanto materia sia in quanto veicolo di comunicazione pittorica. A questo periodo appartiene la serie "Le bagnanti, le spiagge e le scogliere". Braque eseguì alcune opere plastiche (alcune iniziate nel decennio precedente), sulle quali lavorò (con maggior zelo) negli anni ‘30. Braque addivenne ad uno spessore tecnico ineccepibile, che gli consentì di sviluppare la propria Arte, creando una serie di nature morte decorative: "La nappe rose-1933", "La nappe mauve-1936", seguitando ad idealizzare inusitate evoluzioni artistiche: "E' necessario sapersi accontentare di scoprire, ma evitare di spiegare (Braque)". Era il 1940 quando Braque, nei Pirenei, trovò riparo dall'avanzata nazista. I capolavori di questo contesto storico risultano più scuri, profondi e gravi. Durante la Seconda Guerra Mondiale, Braque visse un periodo artistico particolarmente fecondo, dipingendo capolavori quali: "Le guéridon rouge-1942", "Les poissons noirs-1942", "Le salone-1944". Dopo quattro anni di saltuaria permanenza nei Pirenei (1944), Braque rientrò definitivamente nella sua Parigi. Braque, tra l'altro, dipinse pure una serie di nature morte, interni e panorami marini. Nel 1948 a Braque fu conferito, in occasione della XXIV Biennale di Venezia, il prestigioso "Gran Premio per la Pittura", quale riconoscimento per la lunga e stimata carriera. Per la chiesa di Varengeville-sur-Mer (comune francese del Dipartimento della Senna Marittima-Alta Normandia), Braque disegnò, nel 1953, le vetrate. Presso la Tate Gallery di Londra, nel 1956, ebbe luogo un'importante mostra riguardante i fenomeni evolutivi dell'Arte di Braque. Nel 1958 a Braque fu conferito il Premio Internazionale Feltrinelli. Anche in tarda età Braque produsse dipinti ed incisioni. Di questo periodo sono la serie degli Ateliers (alcuni risalgono a partire dal 1949) e gli esperimenti pittorici sul soggetto "uccelli a volo spiegato" (tra questi: Oiseaux sur fond bleu), commissionati per l'abbellimento del plafond della sala Enrico II al Louvre di Parigi. La delicata situazione fisica non permise più a Braque di consacrarsi a cospicui e futuribili programmi artistici. In seno ai più grandi Artisti dei canoni moderni, Braque è, verosimilmente, il più Artista di tutti, vale a dire l'Artista che più egregiamente è capace di veicolare, nei meri rapporti sostanziali ed esteriori, nelle proprie iconografie, vibranti sentimenti poetici. Il successo di Braque, ufficializzato e suggellato da numerose esposizioni e riconoscimenti, fu enorme, soprattutto nel Vecchio Continente e negli Stati Uniti. Benché inquieta, travagliata ed angosciata, l'Arte di Braque non risultò mai aggressiva, per contro parca e raffinata. Braque, nella completezza del suo iter umano ed artistico, non cessò mai di modernizzare, analizzare ed approfondire le proprie investigazioni e sperimentazioni in ambito plastico-pittorico. Tutto ciò fa di lui uno degli Artisti più rappresentativi della sua fase storico-artistica.

 

Tra le altre opere:

-Fox (1911)

-Guitare (1913)

-Baigneuse (1925)

-Guitare et pichet (1927)

-Le mandoline (1945)

-L'oiseau (1949)

-A tire d'aile (1961)

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Pablo Picasso

L'Arte è la menzogna che ci permette di conoscere la verità. (Pablo Ruiz Picasso)

 

Picasso ed il "Periodo blu"

Pittore, scultore, incisore e poeta (come si autodefiniva) spagnolo (Málaga *Spagna*, 25 ottobre 1881-Mougins *Francia/a nord di Cannes*, 8 aprile 1973). L'attività professionale di Pablo Ruiz Picasso, protrattasi per più di cinquanta anni, è, per lo più, relazionabile con la Storia dell'Arte Moderna, in virtù del vastissimo numero di esperienze perfezionate dall'Artista, dell'immane opera di rimaneggiamento della cultura antica e coeva, della dovizia di apporti e delle consulenze di indagine, analisi e studio donati allo scibile artistico in qualsiasi sua manifestazione. Don José Ruiz Blanco (1838-1913), il padre, pittore (specializzato nella raffigurazione naturalistica, in particolare degli uccelli) e professore di disegno alla Escuela de Artes Oficios e conservatore del Museo di Málaga, gli catechizzò la dottrina artistica di base (prime suppellettili, primi erudimenti formali di Arte Figurativa, Disegno e Pittura ad olio). Dalla madre, Maria Picasso y López (originaria di Sori, in provincia di Genova-1855-1939), Pablo mutuò il nome d'Arte. Nel 1891, successivamente al termine di attività del Museo di Malaga, al padre di Pablo venne assegnato il ruolo di professore presso la Escuela de Arte di La Coruna (Galizia), dove la famiglia si trasferì. Diretto dal padre, nel 1894, Picasso si consacrò al disegno da gessi anatomici, a posteriori della realizzazione di ambientazioni parodistiche. Picasso, così, incontrò ed imparò la "figura"! Eseguì "pinturas en vivo", preferendo immagini di anziani, panorami e nature morte. La sorella di Pablo, Conchita (Maria de la Concepciòn), spirò prematuramente il 10 gennaio 1895. Pablo realizzò i dipinti "La ragazza con i piedi nudi" (Parigi, Musée Picasso) e "Coppia di vecchi" (Malaga, Museo de Bellas Artes). L'estate dello stesso anno la Famiglia Ruiz rientrò transitoriamente a Malaga, prima di trasferirsi conclusivamente a Barcellona. A Don José era stato assegnato il ruolo di professore di disegno presso l'Istituto d'Arte La Lonja, di Barcellona. Il professore percepì il precoce "daimon", il grande talento del figlio ed iniziò a consacrare molto del suo tempo e dei suoi mezzi per supportare la geniale, estrosa predisposizione del ragazzo, veicolandolo in direzione di una cultura conformista ed altamente erudita. Don José, nel 1896, prese in locazione uno studio, in Calle de La Plata, ove Picasso si trasferì insieme a Manuel Pallarès, suo amico (1876-1974). Pablo presentò la sua prima opera ad olio di grande formato: "La prima comunione" (Barcellona, Museo Picasso). Realizzò quindi raffigurazioni di persone di famiglia, tra cui "Tia Pepa" (Barcellona, Collezione Montserrat-Costa). Durante il primo anno di studi all'Accademia "La Lonja", di Barcellona, 1896-1897, giusta le ortodosse istanze del "saggio accademico", Pablo realizzò l'opera giovanile "Scienza e carità" (Barcellona, Museu Picasso). Nel 1897 Pablo si trasferì a Madrid, alla cui Accademia Reale di San Fernando venne ammesso, in virtù dell'interessamento del padre. A "Scienza e carità" venne conferita una menzione d'onore all'Esposizione di Belle Arti di Madrid. Cabaret Els Quatre Gats(*)...

(*) (I quattro gatti) fu un ostello, aperto a Barcellona nel 1897, che rimase in attività per sei anni. In questo periodo fu utilizzato come "cerveceria", ristorante, cabaret. Sito in "Carrer Montsiò", al pianterreno di "Casa Martì" (opera modernista di Josep Puig i Cadafalch), diventò una sorta di cenacolo per i precipui appartenenti al Modernismo di Barcellona. Il locale personificò per Barcellona ciò che "Le chat noir" personificò per Parigi. Promotore ed organizzatore di questo ritrovo fu Pere Romeu, un pittore di poco conto che, tuttavia, aveva maturato esperienze a Parigi.

..., nel 1897 Picasso aderì a quest'élitaria temperie artistico-letteraria. In questo periodo il giovane Artista realizzò bozze e disegni raffigurando gli amici Francisco Palma, Pere Romeu, Carlos Casagemas, Jaime Sabartés, Ramon Pichot, Manolo Hugué, Francisco Bohigas e venne in contatto, per mezzo di riviste d’Arte, delle opere grafiche di Alexander Steinlen e Henri de Toulouse-Lautrec. A causa di una malattia, nel 1898, Pablo soggiornò presso l'amico Manuel Pallarès, ad Horta de Hebro. Qui realizzò dipinti e monografie di panorami ed incontrò, per la prima volta, il poeta catalano Jaime Sabartés (1881-1968), divenuto in seguito suo fidus acathes e biografo. Il "Cabaret Els Quatre Gats" ospitò, febbraio-luglio del 1900, la sua prima mostra personale di ritratti. Pablo iniziò a condividere casa e studio con l’amico Carlos Casagemas. Picasso cominciò ad esercitare nel ruolo di illustratore per alcune riviste (Catalunya artistica, Joventut). Sincronamente, molto ricorrenti furono le frequentazioni presso l'Accademia di Madrid e Picasso, per la prima volta, nell'ottobre 1900, si recò a Parigi. Pablo partì con Casagemas e Pallarès. Parigi, quell'anno, fu sede dell'Esposizione Universale, ove Picasso espose, nel padiglione spagnolo, il dipinto "Gli ultimi momenti". Il Maestro realizzò capolavori vibranti di Modernismo Catalano. Studiò le xilografie e le stampe giapponesi ed il pittore El Greco, quindi i Preraffaelliti inglesi e la grafica tedesca. Incontrò, per la prima volta, Pedro Manach, Mercante d’Arte. Realizzò il dipinto "Le Moulin de la Galette" (New York, Guggenheim Museum). In dicembre Picasso rientrò a Barcellona, poi a Malaga, insieme a Casagemas. A Madrid, con l’ausilio di Francisco d’Asis Soler, diede vita alla rivista "Arte Joven", in cui furono patenti le esperienze maturate nella Ville Lumière. Nel quadriennio che seguì, Picasso "divorò" il suo iter formativo e consumò radicalmente le sue originarie ed edificanti esperienze artistiche, fornendo un validissimo contributo artistico al canone realistico iberico. Era il 1901 e seguì un'ulteriore esperienza a Parigi. In febbraio, appena Pablo era rientrato a Parigi, Carlos Casegemas si tolse la vita con una revolverata. In questo anno si tenne la prima "personale" di Picasso, "Chez A. Vollard"(*)...

ƒvƒxƒwƒnAmbroise Vollard, talent scout dell'Avanguardia (1866-1939). Nel 1890, il venturo esperto e collezionista di opere d'Arte, iniziò la sua attività, come mero impiegato, presso una secondaria Galleria d'Arte di Parigi: "L'Union Artistique", di grande esperienza nella pittura accademica. Rapidamente asceso e divenuto grande Mercante d'Arte, Vollard catalizzò le carriere di personaggi quali Cézanne, Picasso, Redon, Matisse, di molti Fauves e Nabis.

..., con dipinti dettati dalla condizione umana. Molteplci furono le drammatiche memorie di Spagna e le sostanzialità di visione di Toulouse-Lautrec(*)...

ƒvƒxƒwƒnHenri de Toulouse-Lautrec: pittore, incisore e cartellonista francese (Albi 1864-Malromé, Gironde, 1901). Predilezione giovanile per i soggetti della vita contemporanea, interpretati con una tecnica che si discosta da qualsiasi lettura realistica (alla Courbet) o romantica (alla Delacroix). Tra il 1882 ed il 1887, maturò l'esperienza topica dell'Impressionismo (tocco incompleto ed anarchia cromatica) e della conoscenza delle stampe giapponesi (spazio bidimensionale circoscritto da linea senza interruzioni e stesura di spazi piatti di colore). Dedito alla trasposizione pittorica dell'indagine psicologica, impressa con penetrante stilizzazione formale, Toulouse-Lautrec, tra l'altro, fu il Mai^tre dell'affiche, nella quale sintetizzò magistralmente linea e cromia. Toulouse-Lautrec incise cospicuamente sulle future Cartellonistica e Grafica, precorrendo, in questo modo, l'Art Nouveau. L'ultima sua opera "Un esame alla facoltà di Medicina (1901, Albi, Musée Toulouse-Lautrec), inconclusa, è pregna di un espressionismo foriero di G. Rouault.

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Iconografizzando la mestizia e l'isolamento dell'essere umano, leit motiv preferiti di Picasso in quel periodo, l'Artista adottò una sobria monocromia azzurra, la quale era congruamente idonea alle sue travagliate e nostalgiche icone e che delineava quello che venne consacrato come "periodo blu", che sopravvisse per tutta la primavera del 1904. I lavori di questa fase risaltano sia in virtù delle cromie scuro-cupe e di ghiaccio, sia in virtù del disegno più essenziale e deciso e sia in virtù dello snellimento delle figure (Ritratto di Jaime Sabartés, 1901, Mosca, Museo Puskin; Bevitrice d'assenzio, 1901, San Pietroburgo, Ermitage). Picasso fece dunque ritorno a Barcellona, ove realizzò alcuni dipinti a tema paesaggi e, tra questi, "Veduta delle terrazze della chiesa di Santa Maria del Pi a Barcellona" (Barcellona, collezione Montserrat-Costa). Sul terminar dell'anno 1902, dopo due precedenti occasioni, Picasso si recò ancora nella Ville Lumière, con una mostra "Chez Berthe Weill"(*): tra oli e pastelli, circa trenta opere, molte delle quali di soggetto parigino...

ƒvƒxƒwƒnBerthe Weill. I "Suoi" Artisti l'avevano soprannominata “La mère Weill” (Più o meno: "La merveille/La meraviglia). Abitava nella sua Galleria di Rue Victor Massé, una piccola boutique con fili tesi, sui quali, insieme al bucato, pendevano capolavori di Gleizes, Matisse, Metzinger, Derain, Picabia, Dufy, Marie Laurencin, Utrillo, Van Dongen e, ovviamente, di Picasso. Autentica cultrice dell’Arte, Berthe Weill, partecipò notevolmente alla propagazione dell'Arte Moderna, quanto Vollard e Kahnweiler. Berthe Weill allestì, nel dicembre 1917 la prima ed esclusiva esposizione di Modigliani a Parigi (Una Galleria di Rue Taitbout ). Berthe acquistò tutti i quadri di Modigliani, permettendogli, in questo modo, di seguitare a dipingere.

...ƒne, ancora una volta, "Chez Vollard"! Era ottobre quando, a Parigi, gli venne presentato il gallerista Ambroise Vollard, che stava organizzando un'esposizione nella sua Galleria in Rue Laffitte. Il Maestro iniziò a firmarsi "Picasso", escludendo il cognome Ruiz. Conobbe il poeta Max Jacob (1876-1944) e ne divenne amico. E' a questo momento che si fa risalire l'effettivo principio del "periodo blu" (1902-1903), contraddistinto da temi di tetra negatività, come l'indigenza, la senilità, l'isolamento. Pablo esordì nell'Arte Plastica. Pochi mesi dopo, era il principio del 1903, Pablo, per problemi economici, si recò a Barcellona, ove svolse l'attività artistica in una porzione dello Studio di A.F. Soto. In questa fase molte furono le eccellenti opere prodotte (acquerelli, guazzi, pastelli, oli) (in poco meno di un anno produsse cinquanta dipinti) e, in mezzo a queste, tuttora risaltano: L'abbraccio (Parigi, Musée de l'Orangerie), La vita (Cleveland, Museum of Art), Il vecchio ebreo (1903, Mosca, Museo Puskin) e Il vecchio chitarrista cieco (1903, Chicago, Art Institute), nel quale l'influsso più potente di El Greco(*) rarefà qualsiasi suggestione derivante da Toulouse-Lautrec.

ƒvƒxƒwƒnDomìnikos Theotokòpulos, alias: El Greco. Pittore spagnolo, nato a Candia (Creta) nel 1541 e morto a Toledo nel 1614. Il primo impatto con l'Arte avvenne, verosimilmente, a Candia, ove gli influssi della tradizione bidimensionale bizantina erano ancora molto forti. I suoi capolavori iniziali denotano una non rapida emancipazione da tale tradizione, ma già si cominciano ad avvertire gli influssi derivanti dalla vicinanza a Tiziano, Bassano e Tintoretto. Le figure prolungate, le luminosità e le cromie cupo-scure (peculiarità sostanziali dell'Arte di El Greco), iniziano gradualmente a prospettarsi. Durante una permanenza a Parma, nel 1570, El Greco entrò nel merito e risentì degli schemi del formalismo puro e della “linea serpentinata” del Parmigianino che conduce fino a risultati di un antinaturalismo basato su forme ovali, allungate, ovvero fino a risultati di assoluta astrazione formale. Nel 1576 El Greco rientrò per sempre in Spagna, a Toledo, ove i locali circoli teologico-culturali lo condussero velocemente verso un'Arte emotiva ed angosciata, precoce prototipo "avant-lettre" del Cubismo e del Surrealismo. Cromie disarmoniche, immagini anamorfiche in linearismi incorporei, luminosità cupo-scure ed abbacinanti, dimensioni profondamente turbate ed aliene da qualsivoglia visuale, trasformano in pittura il temperamento psichedelico dell'adesione acritica alla teologia, nella Spagna dell'epoca. Molto famosa è l'opera "Entierro del conde d'Orgaz" (Seppellimento del conte di Orgaz, 1586-88, Toledo, S. Tomé). Questo lavoro, contemplato come il capolavoro per antonomasia dell'Arte pittorica manierista, propone un'icastica dicotomia tra sfera trascendente e sfera immanente: idea ultraterrena antitetica al vigoroso pragmatismo psicologico per mezzo del quale si affronta la sequela dei visi. Si tratta di due dimensioni la cui simbiosi è raffigurabile esclusivamente nell'Arte, Arte manierista che enfatizza il diafano displuvio tra mondo reale e fantasia. El Greco radicalizzò la prevalenza delle linee e delle figure verticali. Nel 1610 circa, il pittore produsse una serie di lavori completamente "irreali". Le immagini, le forme compaiono come dolorose e strazianti lingue di fuoco da ambientazioni essenzialmente metafische. Negli anni immediatamente precedenti alla sua morte, El Greco mitigò l'impulso catastrofico in una raffigurazione sostanziale (con minimi, ampi tocchi) senza più contorni. Figure lontanissime dalla realtà si rarefanno nella luminosità per trasformarsi, poi, in zone di oscurità senza gravità, in surplace nella vacuità più totale.

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Picasso ed il "Periodo azzurro-rosa"

Nel febbraio 1904 si tenne a Parigi, nella Galleria Serrurier, una mostra delle opere di Picasso il quale, il successivo periodo aprile-maggio, emigrò per sempre dalla Madrepatria Spagna, onde potersi installare conclusivamente a Parigi, città nella quale allestì un atelier "Chez Paco Durio" (sulla "Butte de Montmartre", quartiere settentrionale e residenziale), stabile assurto poi alla fama con il nome di "Bateau-lavoir", ove originò, attivamente, uno dei proto-cenacoli del Cubismo. Nella capitale francese Pablo rinvigorì e cementò antichi sodalizi (come, ad esempio: Max Jacob) e ne iniziò altri (come, ad esempio: il Russo Schukin, Apollinaire, Alfred Jarry, André Salmon, Gertude Stein ed il di lei fratello Leo, incontrando spesso, questi ultimi due, presso il mercante di quadri Clovis Sagot, ex clown del Circo Medrano), acquisendo un sempre maggior consenso a favore per la sua Arte, il cui collezionismo iniziò proprio in questo periodo. Incontrò Fernande Olivier, che divenne sua compagna per sette anni ed il mercante d’arte Daniel-Henry Kahnweiler (1884-1979). L'habitat circense, peculiarmente quello riferito al Circo Medrano, (al tempo molto in auge), divenne leit motiv di un grande numero di lavori di Pablo Picasso in questa fase: arlecchini, giocolieri, funamboli, costituirono, in un certo senso, gli spettri delle sue icone icastiche "azzurre" e delle icone seguenti dipinte con quella soffice cromia roseo-carnicina che contrassegnò (1905-1906) il "periodo rosa" (La famiglia dell'acrobata, 1905, Göteborg, Göteborgs Konstmuseum; La toilette, 1906, Buffalo, Albright-Knox Art Gallery). Pressochè abiurando la tristezza dei primi quadri, Pablo surrogò i tratti austeri con forme delicate, più salde e profonde, che veicolavano un sentimentalismo pittorico plasticamente ordinato ed organico. Questa metamorfosi, che risentì pesantemente della scultura, avvenne a posteriori del soggiorno di Pablo Picasso nei Paesi Bassi, ove fu ospitato, a Schooridam, da Tom Schilperoort, sua amico e letterato. Qui, in questa fase, germinarono le premesse e le condizioni per il primo, vero cimento plastico di Picasso (Il buffone, 1905, Parigi, Musée National d'Art Moderne). Nel "range" delle cromie rosate, peculiari sensazioni di immagini a forte rilievo traspaiono dalle molteplici pitture di questa fase e, tra queste, entrambe realizzate nel 1905: I saltimbanchi (Washington, National Gallery of Art) e la Fillette à la boule (Mosca, Museo Puskin). La stessa idea di tecnica di incisività plastica è riscontrabile nei coevi lavori grafici. Nel 1906 Pablo Picasso sembrò risentire emotivamente e pesantemente della corrente artistica "dionisiaca" dei "Fauves", in virtù dell'incontro, agevolato da Gertrude Stein, con il loro massimo interprete ed esponente: Matisse! Tuttavia questa onda emotiva si chetò rapidamente, allorché Picasso, grazie al denaro ricavato dalla vendita di alcune tele a Vollard, fece momentaneo ritorno in Spagna, soggiornando nel villaggio di Gòsol (nella Valle di Andorra), ove studiò le sculture del Romanico e del Gotico Catalani, rimanendo particolarmente attratto dalla primordiale arte plastica del Paese. Di ciò documenta la stringata e plastica iconografia di " Ritratto di Gertrude Stein" (1906, New York, Metropolitan Museum of Art), in cui si evince un'acuta, tuttavia ferma speculazione critica circa l'esperimento di tecniche plastico-cromatiche. I lavori che seguirono subito dopo posero il sigillo finale al "periodo rosa" e lasciarono trasparire i proto-prodromi del Cubismo.

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Picasso ed il "Periodo Cubista"

Daniel Henri Kahnweiler, Georges Braque, André Derain. Era il 1907 quando Picasso conobbe questi Artisti. Ed è in questo medesimo anno che, a posteriori di un ponderato e fattivo processo di elaborazione, Picasso eseguì l'importante ed insigne pittura "Les demoiselles d'Avignon" (New York, Museum of Modern Art), ante litteram dell'incipiente "Cubismo", nonché lavoro determinante per le venture fortune delle evoluzioni dell'Arte Moderna. Il Cubismo germinò nel 1907, anno in cui, a Parigi, ebbe luogo l'importante mostra su Cézanne, spirato nel 1906. L'Arte di Cézanne rappresentò l'ortocentro tra il morente Impressionismo ed il nascente Cubismo. Ortocentro che si nutriva pure delle innovazioni (in Europa) delle arti plastiche negre, delle memorie dell'arte romanica catalana e, in più, dell'arte plastica iberica e dei dipinti di El Greco (Nudo con drappeggio, 1907, Ermitage, San Pietroburgo). Nel biennio 1907/8, Pablo Picasso sperimentò il profondo tormento, il tumulto dell'anima dai quali germinò la linea guida dell'intera Arte Moderna. Insieme a Georges Braque, Picasso studiò il risolvimento alla questione della terza dimensione, riconducendo all'elemento planare della tela l'identico spazio. Le fasi di tale studio risultano evidenziate nella performance volumetrica dei lineari e schematici, poliedrici panorami realizzati dall'Artista tra il giugno-settembre 1908 a La Rue-des-Bois. Gli iniziali e reali panorami cubisti dell'originale stadio particolareggiato ("post-cézanniano" ed "ante-sintetico") si identificarono in quelli realizzati da Picasso ad Horta de Hebro nel periodo giugno-settembre 1909 (Fabbrica a Horta de Hebro, San Pietroburgo, Ermitage), nei quali l'incremento della convergenza visiva si sviluppò, quindi, in una maggiore frammentazione degli angoli vsuali (Ritratto di D. H. Kahnweiler, 1910, Chicago, Art Institute of Chicago), per approdare, con "Donna con chitarra, ma jolie, New York, Museum of Modern Art", alla completa detonazione nel biennio 1911-1912, fase nella quale, durante la sua permanenza a Céret (ulteriore, topico sito della storiografia cubista, a sud di Perpignan-Francia), Picasso visse la fase più intima con l'Arte di Georges Braque, massimo teoreta del canone cubista in questione. A posteriori di un'esposizione (Germania-1910) di Arte Cubista, nel 1911 Picasso, negli Stati Uniti, celebrò la sua prima mostra personale. Sempre nel 1911, Daniel Henri Khanweiler (mercante e scrittore d'arte tedesco-Mannheim 1884-Parigi 1979) editò il volume di Max Jacob Saint-Matorel, contenente stampe di Pablo Picasso. Particolarmente produttivo in Avignone e Céret, nel 1912, e successivamente in Sorgues, ove mantenne serrati rapporti artistici con George Braque, Picasso realizzò i più imponenti capolavori cubisti, determinando il principio del "collage": "Natura morta con sedia impagliata, 1912, Parigi, Musée Picasso", creazione che, insieme a quella del "papier collé" di Georges Braque, produsse topici portati nell'evoluzione del Dadaismo e del Surrealismo. L'inusitato fervore per i temi ordinari, risulta illustrato e comprovato da Pablo Picasso, nei pragmatici, plastici cambi di posizione della pittura cubista. Cambi di posizione evidenti nel capolavoro in lastra laminata "Chitarra" (1912, New York, Museum of Modern Art). Picasso, durante successive permanenze del 1913-1914 a Céret e ad Avignone, frequentando ancora Braque, J.Gris e Derain, visse la fase del "Cubismo Sintetico", nel quale l'oggetto propende a venir ricomposto in superfici snellite. Capolavori importanti di questa fase risultano: Foglio di musica e chitarra (1912-13, Parigi, Musée National d'Art Moderne), Donna in poltrona davanti al caminetto (1914, Parigi, Musée National d'Art Moderne), Bicchiere di assenzio (1914, scultura policroma, New York, Museum of Modern Art) e Arlecchino (1915, Parigi, Musée National d'Art Moderne). La conoscenza di Pablo Picasso con Jean Cocteau (pittore, drammaturgo, poeta e romanziere francese-Maisons-Laffitte 1889-Milly-la-Forêt, Parigi, 1963) e l'operosità nel settore del Teatro (abiti e bozze per le manifestazioni teatrali del cast dei balletti Russi di Djagilev: Parade, Tricorne, Pulcinella, ecc.), divennero ragione di diversivo e di rimodernamento per il Genio Spagnolo, il quale, sebbene agglutinato al canone cubista, dal quale trasse afflato creativo fino all'anno 1925, fu capace di dar nuova linfa al Classicismo Antico ed al Rinascimento Italiano (1917: permanenze a Roma, Napoli, Pompei, Firenze). Del Classicismo Antico eseguì una "riscrittura" in "grafia" sarcastica, con "Tre donne alla fontana" (1921, New York, Museum of Modern Art), opera appena successiva a ciò che è tuttora contemplato come la sua più topica testimonianza di "Cubismo Sintetico", vale a dire "I tre musici", realizzata sempre nel 1921 (New York, Museum of Modern Art).

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Picasso ed il "Periodo surrealista"

Con "La Danza" (Londra, Tate Gallery), terminato l'afflato cubista, Pablo Picasso aderì al Surrealismo. Era l'anno 1925. A partire dalle esigue opere di sgargiante cromia realizzate nel 1928 a Dinard (vicino Rennes-Francia), per giungere alla realizzazione del "periodo dei mostri" (Donna in riva al mare, 1930, New York, Museum of Modern Art), in Picasso si manifestano impensabili evoluzioni di una dialettica iconografica finalizzata a continuamente rimodernarsi, in quanto paradigma consacrato per l'Arte Moderna, a livello planetario. All'opulenza dei colori si associa un ininterrotto, analitico snellimento dell'esteriorità, il quale viene enfatizzato nell'Arte Plastica (Testa di donna, 1932, Parigi, Musée Picasso) e nell'Arte Grafica (acqueforti per le Metamorfosi di Ovidio e per il ciclo: Tauromachia), snellimento realizzato in virtù del riacquisto della forma, giusta i canoni delle linee classiche (Musa, 1935, Parigi, Musée National d'Art Moderne). In questa fase i plausi verso Picasso sembrano univoci e scevri di influenze, in virtù degli allori riportati a Parigi e nei più importanti riferimenti culturali europei, ivi inclusa la Madrepatria, ove, nell'anno 1934, l'Artista permase, riesumando la "Corrida", suo amato leit motiv (Corrida: 1934. Atherton, California: collezione privata).

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Picasso ed il "Periodo espressionista"

A posteriori del "transito" surrealista, il Grande Artista manifestò ad ampio raggio, sia nei tratti sia nelle cromie, la sua sostanzialità espressionista, soprattutto nella grandissima opera, sinottica della critica alle mostruosità belliche: "Guernica y Luno"(**) (1937, Madrid, Centro Reina Sofía)...

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Città spagnola (Vizcaya-Province Basche), 25 km a ENE di Bilbao. Durante la guerra civile spagnola subì il primo bombardamento totale di un centro abitato che la Soria ricordi (26 aprile 1937), effettuato dall'Aviazione franco-germanica della Legione Condor. Morirono più di 1.500 esseri umani.

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Drammatica iconografia e devastante, pubblico "j'accuse" degli orrori del conflitto fratricida spagnolo, questo dipinto, pressoché privo di policromie, nel quale qualsiasi icona è assurta a simbologia, fu il portato di decine e decine di propedeutiche ricerche. Tanti altri capolavori di Picasso trassero afflato dall'espressionismo parossistico di "Guernica y Luno", sino a giungere alla suggestività panoramica di "Pesca notturna ad Antibes" (1939-New York-Museum of Modern Art), vero ossequio alla concordia smarrita. Durante il secondo conflitto mondiale, Picasso fu particolarmente operoso a Parigi, ove si consacrò alla composizione letteraria di una "pièce" teatrale "Le désir attrapé par la queue", la cui prima performance avvenne lo stesso anno dell'adesione, da parte dell'Artista, al Partito Comunista: il 1944. Il Victoria and Albert Museum di Londra ospitò una magnifica esposizione di Pablo Picasso nel 1945, quasi sincronamente all'istituzione, ad Antibes, del Museo Picasso, a Palazzo Grimaldi.

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Picasso ed i capolavori in altri settori

Nel periodo successivo alla fine della seconda guerra mondiale, l'Arte picassiana si estese e si propagò verso numerose, diverse aree. A prescindere dalle copiose incisioni e stampe del biennio 1945-1946 (successivamente il Maestro si consacrò pure alla specifica stampa-incisione su linoleum), suggestivamente prolifica e vigorosa si rivelò l'attività di Picasso nella lavorazione di: argilla, creta, caolino e, quindi di porcellane, terrecotte, maioliche. Tale attività, avviata nel 1947, a Vallauris (Alpi Marittime-Provenza-Alpi-Costa Azzurra-Francia), lo condusse a plasmare un vastissimo numero di opere singolarmente eccentriche sia nella morfologia sia negli ornamenti: scodelle pitturate ed intagliate, numerose e disparate bestie, volatili (particolare era la predilezione del Maestro per i rapaci notturni), recipienti in vetro ginecomorfi, giare ed orci cefalomorfi. Altrettanto topica si rivelò, in questo periodo, la produzione plastica di Pablo Picasso, che estrinsecò pure nelle opere stereoscopiche un'inusitata e fenomenale Ars Inveniendi (ovvero: magistero creativo), doviziosa di affascinanti evoluzioni. La "Capra" (1950, New York, Museum of Modern Art-aggregazione di aggeggi-utensili rinvenuti o di impiego corrente, poi liquefatti ed amalgamati in leghe di rame e stagno), fu ed è tra i capolavori picassiani più conosciuti. La famosa "Colomba della pace" fu realizzata, nel 1949, su disegno, per l'affiche del Congresso della Pace Mondiale a Parigi. Il "Massacro della Corea" (1951) e la coppia di pannelli relativi alla "Guerra" ed alla "Pace" (1952-pro Cappella di Vallauris) testimoniano gli eventi socio-politici mondiali dei primi Anni Cinquanta. In successione vennero i periodi artistici delle "varianti", partendo dalla sequela avente come tema le "Donne di Algeri" di Delacroix (1954-55), per continuare con "Las Meniñas" di Velasquez (1957) e con "Déjeuner sur l'herbe" di Manet (1961), sino a concludere con "Ratto delle Sabine" di Poussin, del 1962, opera sincrona all'ottenimento, da parte di Picasso, del "Premio Lenin per la Pace". L'opera "Pittore e modella", leit motiv molto ricorrente negli anni Sessanta, è contraddistinta da calorose postille romantiche, rigurgitanti di impeti carnali, i quali riconsegnano la riposta natura dell'uomo e la potente dimensione dell'Artista, inconfutabilmente non idiosincratico verso i magici richiami dei panorami e degli affetti. Jaime Sabartés, vecchio amico e segretario di Picasso, nel 1963 ideò e propose la realizzazione, poi verificatasi, del "Museo Picasso di Barcellona"! Nel Palazzo dei Papi di Avignone, nel 1974, già morto Picasso, ebbe luogo l'immane esposizione di circa 210 capolavori realizzati nel biennio 1970/72, concludendo così un ciclo di esposizioni realizzate in tutto il mondo, anche in periodi in cui il Maestro era ancora vivo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Published on e-Stories.org on 03/01/2016.

 

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