Mauro Montacchiesi

Lorenzo Viani

               LORENZO VIANI Quadro generale sinteticamente breve (La poliedrica, vastissima produzione artistica di Lorenzo Viani non può essere condensata in poche righe) (Fonte di riferimento: wikipedia) All rights belong to its author. It was published on e-Stories.org by demand of Mauro Montacchiesi. Published on e-Stories.org on 21.02.2020.           PRINCIPALE CRONOLOGIA DI LORENZO VIANI IL CARATTERE DI LORENZO VIANI LORENZO VIANI IN PITTURA LORENZO VIANI IN LETTERATURA   PRINCIPALE CRONOLOGIA DI LORENZO VIANI   Viani, Lorenzo. Pittore, scrittore, incisore, poeta. Viareggio, 1 novembre 1882. Ostia Lido di Roma, 2 novembre 1936. E’ in virtù dell’intervento di Plinio Nomellini se, nel 1900, fu cooptato presso l’Istituto di Belle Arti di Lucca, che assiduamente praticò per tre anni. Nel 1901, a Firenze, intersecò l’umano cammino di Giovanni Fattori che, acquisendo cognizione dei “buoni errori” dei suoi disegni, id est quell’inclinazione all’alterazione estetica, elicitò il suo pathos, la sua ars inveniendi, fino a farlo continuare a percorrere l’Iter Artis, il Sentiero dell’Arte. Nel 1904, a Firenze, alla ricerca dei primitivi toscani, avvertì, primigenio, l’impulso immanente, dirompente, debordante, a visitare musei e chiese e, segnatamente, cominciò a divenire partecipe delle lezioni presso l’Accademia di Belle Arti Fiorentina. Nel periodo estivo di quell’anno andò a vivere a Torre del Lago, in un primo momento presso un atelier di Nomellini e quindi in un atelier suo, personale, segnatamente al cospetto della villa del sommo musicista Giacomo Puccini. Il vernissage di Viani occorrerà nel 1904, con cinque disegni presentati presso la Promotrice Fiorentina. Successivamente Viani sarà presente alla 1a Mostra d’Arte Toscana a Firenze e terrà una personale al Regio Casino di Viareggio. In questa fase, oltre a dei capolavori che riverberavano della didattica, dell’estetica di Giovanni Fattori, altri distintamente si pronunciarono per ben eterogeneo vigore e leit motiv, i quali, nondimeno, già enfatizzavano un cachet estetico icasticamente individuale dell’Artista: Ribellione, La tappa, Ritorno, Il muro. A Firenze, nel 1905, fu assurto, pur senza volerlo, pur senza neanche immaginarlo, a highlight del proscenio della Mostra d’Arte Toscana. Nel 1906, dopo una fugace ed effimera esperienza genovese, Viani si trasferì nella Ville Lumière, nella Lutetia Parisiorum (venia, chi scrive è Romano), a Parigi, sua tappa topica, dove entrò in contatto con i postimpressionisti e i sintetisti, fruendo quindi dell’occasione di esporre alla Comédie Humaine di Georges Petit e al Salon d'Automne.         Lorenzo Viani: Ponte a Parigi (1924 c.a.)   Parigi A scuola ebbi la fortuna di imbattermi in un maestro scettico, un vecchio alto, vestito continuamente d'una palandrana nera, con in testa un cilindro, baffi e pizzo bianchi, occhi neri, larghi e pensosi, impronta di Sileno. Si chiamava Cesare; a spiegare una certa aura di paganesimo che spirava su quel volto largo e sereno, basterà dire i nomi dei suoi congiunti: Volfango e Silvano, Telemaco, Omero, Aristotile, Pindaro e Mentore. Era possibile mai che un uomo, a cui frullavano per la testa i fantasmi ascosi sotto tali nomi, potesse confondersi con le aste, gli zeri e l'abbecedario? (Lorenzo Viani: wikiquote) Nel 1907 alla Biennale veneziana presentò I dispersi e Gli ossessi. Pur patendo la fame, l’umidità ed il freddo della parigina “La Ruche/L’Alveare”, struttura che albergava multietnici artisti delabré, cospicua fu la sua produzione artistica e, precipuamente: Monsieur Fleury, Il baritono russo, Sarah Bernhard e il Venditore di pane. Rientrato a Viareggio rilevò, come studio, le stanze della locale Camera del Lavoro ed è proprio qui che conobbe e divenne amico di Ceccardo Ceccardi. Durante il secondo soggiorno parigino (1911-’12), Viani acquisì un’esperienza artistica topica, in seno alla quale i riverberi delle opere dei sommi artisti Cézanne e Van Gogh coabitavano con le cromie ed i modellati del medioevo toscano (Peste a Lucca, Benedizione dei morti del mare e Volto Santo). Tra il 1911 e il 1915 la sua geniale poliedricità si esaltò e all’ars inveniendi pittorica si addizionò quella di giornalista, politico e scrittore. Lo scultore Leonardo Bistolfi, centripetato, ammaliato dal suo immane magistero, dal suo scintillante genio, implementò, nel novembre 1915, una mostra personale a Milano. Una rassegna che certificò, irrefutabilmente, il diapason del Maestro viareggino con più di 600 capolavori esposti. Fece ritorno in Italia in occasione del deflagrare della 1a Guerra mondiale. A partire dal 1918 espose reiteratamente a Venezia, ma anche in altre città. Nondimeno si trattò, essenzialmente, di personali. Nel 1919 sposò la maestra Giulia Giorgetti e si trasferì a Montecatini. Nel 1920 si aggiudicò l’anelatissimo Premio Città di Venezia con “La benedizione dei morti del mare”, attualmente nel Palazzo podestarile di Viareggio. Nel 1921 partecipò alla Mostra di Lucca (con discorso di Leonardo Bistolfi). Nel 1922 espose alla Primaverile fiorentina la serie dei Lebbrosi, rievocante una fosca e sinistra tradizione medievale. Nel 1922 iniziò a farsi conoscere, a Milano, come scrittore, con la biografia del poeta apuano Ceccardo Roccatagliata Ceccardi. Ceccardo   L'«Apua» è stata una «Compagnia» uccisa dalla guerra. Anche se il poeta Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, che ne fu il Generale, non avesse trovato nella morte la quiete ai lunghi travagli della sua tragica vita, l'«Apua», manipoletto di gente eroica, sarebbe finita ugualmente. Perché oggi, al gelo di questo realismo, non poteva più vivere un pugno di uomini di matura età che di continuo corresse dietro a fantasie di eroismo, di poesia e di gloria! Negli ultimi giorni della sua vita il poeta, benché avesse l'anima bruciata, non illuminata da una fiamma d'amore scriveva: «La nostra è stata una grande illusione eroica. Io, quietato il mio spirito, salirò sul cavalbianco, il fatale e me ne trapasserò di là nel paese degli immortali!» (Lorenzo Viani: wikiquote) Il 29 luglio 1922, Ugo Ojetti, scrittore, critico d'arte, giornalista e aforista, ha scritto per lui ne Il Corriere della Sera. Nel 1923 Viani pubblica “Ubriachi”, racconti di viaggio, di impressioni, di ricordi. Il 27 luglio 1924, ancora, Ugo Ojetti parla di lui ne Il Corriere della Sera. Nel 1925, a Parigi, esce “Giovannin senza paura”. Nel 1926: I Vàgeri - Angiò, uomo d'acqua – Augustea. Nel 1929, a Milano, una nuova mostra, con commenti di Sarfatti, Ciarlantini e Bistolfi. Nel 1928 pubblica “Ritorno alla patria”. Nel 1930 ha luogo la Mostra Viani, a Viareggio. Nel 1930, a Torino, a cura di Ravegnani, esce “I contemporanei”. Nel 1930 esce il romanzo “Il figlio del pastore”.       Il figlio del pastore Mio padre si chiamò Rinaldo e mia madre si chiama Emilia, nati alla Pieve di S. Stefano, paesetto situato tra i monti della Lucchesia. I miei antenati e mio padre e mia madre, fino a che non discesero al mare, per motivi di cui parlerò lungamente, furono contadini e pastori ed ebbero sacri la stalla e l'ovile. Io sono nato nella Darsena vecchia in Viareggio, la sera di Tutti i Santi del 1882. Sono stato battezzato il giorno seguente, che è quello dei Morti, al fonte battesimale della chiesa di San Francesco. Furono miei compari i coniugi Chevalot, i quali erano servi di Don Carlos di Borbone al cui soldo era pure mio padre. Mi chiamo Lorenzo perché così si chiamava il mio compare, mi chiamo Romolo perché Romola si chiamava la mia comare, e mi chiamo Santi perché mia madre volle mettermi anche questo nome augurale. (Lorenzo Viani: wikiquote) Nel 1932 - Il "Bava", a Firenze. L’asma vieppiù persistente lo obbligò ad abbandonare casa nel 1933 e a trovare rifugio a Nozzano, dove a più riprese visitò il manicomio di Maggiano. Indefessamente il Maestro disegnò e dipinse la tragedia degli internati, in capolavori che verranno esposti nell’inobliabile personale tenuta a Viareggio nel 1934. Sempre nel 1934 vengono pubblicati: “Storie di umili titani”, a Roma, a cura di Comanducci e “I pittori italiani dell’Ottocento”. Nel 1935 “Le chiavi nel pozzo”, a Firenze.       Le chiavi nel pozzo Un ombrellaccio da pioggia aperto rovesciato e confitto in terra è la bottega dell'ambulante, quando piove l'ambulante si mette la bottega sul capo e va per la campagna felice e beato. Baruffi di refe, cartine d'aghi, gomitoli, ghiomi, carta e buste, ceralacca e spago. Sulla cima di ogni stecca è appiccato un bamboccio e uomini col fischio al culo, ma di sasso. Seduto sul muricciolo di un fossatello in aperta campagna l'ambulante gorgheggia, zufola, pispiglia, gracida, imitando uccelli piccoli e grandi. – Babbaruffiffi, aghighighighi, ghioghioghiomimimimiiiiiiii, ceraceraceralalalaccacacacacaca. Ventate verdi profumate d'erba nascente in mezzo a tanti colori di lontananze. Il merciaiolo grida: – Gente? Ma siete tutte morte? (Lorenzo Viani: wikiquote) Il 2 agosto 1935, sul Corriere della Sera, anche Alfredo Panzini scriverà per lui. L’ultima cospicua commissione gli fu assegnata il 6 ottobre 1936: l’affresco del Collegio “IV Novembre” degli Orfani dei marinai di Ostia. Viani vi si consacrò alacremente, ma fu preso alla sprovvista da un parossismo d’asma che lo condusse alla morte. Era il 2 novembre del 1936.   IL CARATTERE DI LORENZO VIANI Il percorso didattico-pedagogico di Viani si concluse alla terza elementare, a causa di un’ingenita idiosincrasia nei confronti di qualsiasi regola coatta. Entrò così nella bottega del barbiere Fortunato Primo Puccini dove, all’inizio del secolo, conobbe il suo maestro Plinio Nomellini. Anticonformista e antiborghese, il germe dell’anarchia (lo soprannomineranno Bakunin) si insediò molto presto nella sua ancor acerba, immatura psiche. Angosciato, perseguitato dal pensiero della morte, spirito gitano, rocambolesco, romanticamente prometeico ad ogni restrizione o sosta e nondimeno nostalgico del cliché nostrano, del folklore toscano in senso lato, di quello lucchese in senso stretto. Può egli stesso (come in diversi personaggi espresso sia nelle sua Arti Figurative sia nelle sue Arti Liberali) essere contemplato come un picaro (transfert!?), un iconoclasta, un uomo contraddittoriamente semplice e allo stesso tempo eccezionalmente atipico, un rapsodo popolare, un “vàgero”, un vagabondo, un controverso “uomo d’onore e di rispetto”.   LORENZO VIANI IN PITTURA   Lorenzo Viani, transitoriamente, fu studente presso l'Istituto di Belle Arti di Lucca, nondimeno molto di più apprese personalmente, clericus vagans nel mondo, girovagando, delineando, raffigurando, rappresentando. Un’estetica, la sua, nella quale la valutazione iperbolica degli elementi iconografici si è fossilizzata nella copra, nella quintessenza più immanente dell’Artista stesso. Un’estetica, iconografica e cromatica, che ingenitamente rende icastici aneliti di vita semplice e basilare, che pulsa, che riverbera di sintetismo d’oltralpe (antinaturalismo e simbolismo), di rembrandtiane evocazioni (le atmosfere create da Rembrandt sottolineano l'atteggiamento psicologico dei personaggi), come pure goyane (raffigurazione di scene tratte dalla realtà quotidiana o dalla sua prolifica fantasia. È così che Goya intraprende ed esalta un cachet estetico estremamente laico e singolare, affrancato dai rigori accademici e vivacizzato da un’immane emancipazione d'espressione, nonché da una caratterizzazione decisa e rigurgitante di energia). Fin da giovane, Viani Pittore risentì degli influssi di Plinio Nomellini e di Giovanni Fattori e, segnatamente per questo, prese le distanze dall’estetica toscana del tardo ottocento, eccessivamente formale, per nulla consona alla sua identità già anarchica, in tutti i sensi. Le tematiche pittoriche di Viani, precipuamente, richiamano il Periodo Blu di Picasso. Suoi modelli preferenziali furono i barconi sui deserti arenili della Versilia, i bassifondi della darsena viareggina (di quella darsena trapunta di miseria, vizio e criminalità dove, in via della Fornace, egli era nato), la povertà dei marinai e dei calafati, i diseredati (Periodo Blu picassiano), trattati con misericordia, ma anche con solidarietà.       Viareggio – Torre Matilde e Darsena Vecchia   Esteticamente, la pittura di Viani risente dell’Espressionismo de “Die Bruecke”, di Ernst Ludwig Kirchner e di Emil Nolde. Violenza cromatica ed iconografica, a denuncia della tristemente sordida realtà sociale, degli abusi del potere. Violenza che emergerà pure in altre sue xilografie, permeate di sobrietà e asprezza. In alcuni dipinti, ad esempio “Le Alpi Apuane”, Viani richiama, in qualche modo, le geometrie di Cézanne, con ipotetici e blandi accostamenti al proto-cubismo, di cui lo stesso Cèzanne, inconsapevolmente ed involontariamente, è ritenuto precursore e fonte di ispirazione. Le tele di Viani sono caratterizzate da veementi tratti cromatici, da pennellate energiche e rapide. La sua pittura è vigorosa, icastica e sovente radicalmente struggente. Ciò che rende Viani un unicum, un grande pittore, è il magistero nel far convivere nelle sue tele tragicità e soggettivismo poetico, nel farle vibrare di irrequieta emozione al cospetto dei miserabili. La penuria di strumenti pittorici è una libera volontà di Viani. La desolata icono-cromatografia diventa epigrafica sostanzialità, la semplicità una ferina pulsione nel ghermire l’essenza esistenziale dei diseredati, dell’inedia, della reclusione, del degrado fisico, dell’emarginazione, della follia, dell’angoscia. L’estetica di Viani nasce da una prospettiva alienata della realtà, scossa ad ima fundamenta, ab imis fundamentis, fino ai suoi e dai suoi più intimi penetrali, che si reifica poi in una parossistica, ma artisticamente sublime, comunicativa anamorfosi, sia delle persone sia delle cose. L’arte Di Viani è l’apoteosi della trasgressione, della rivoluzione. L’Arte di Viani è un urlo lacerante, di dolore e di rabbia, di tormento e di disperazione, nonché di sovversione che si propala con l’empito incontrollabile di un uragano aberrante, sconquassando l’Arte stessa, rinnovandola radicalmente. L’estetica di Viani è intrisa di grande tensione, di vis polemica, di semiotica policromamente, poliedricamente eloquente. Veicola messaggi antitetici a qualsiasi edonismo, a qualsiasi piacere, incanalata com’è, verso le umane lacerazioni. Nel 1927, in collaborazione con Domenico Rambelli, Lorenzo Viani fu coautore del monumento ai caduti di Viareggio. Una delle sue ultime opere fu:       Lorenzo Viani, Lavoratori del marmo in Versilia, 1933-1936   Sue opere sono sparse, diffuse a Torino, Novara, Bologna, Faenza, Milano, negli Uffizi di Firenze.     LORENZO VIANI IN LETTERATURA   Lorenzo Viani Scrittore, temperamento titanico e introspettivo, può essere contemplato come il cross-breed, come l’ibridazione tra il bozzettismo toscano dell'Ottocento ed il simbolismo dannunziano. La sua predilezione per l’originalità e per l’espressione in sé, la sua sensibilità percettiva, lo veicolano ad emarginare, in alcune narrazioni, i soggetti delle vicende, il manicheismo tra la loro fisicità e la loro psicologia. Altresì, Viani è indotto a germinare un idiotismo (fraseologia d’uso in particolare ambiente sociale) sui generis, vale a dire un mélange gergo-vernacolare, centrifugandosi dai bozzettisti e lasciandosi centripetare dall’estetica dannunziana, ricorrendo agli arcaismi, segnatamente per enfatizzazioni verbali, inauspicatamente addentrandosi, talora, in latitudini di bruma dialettica. Nondimeno, diversi personaggi sono linguisticamente miniati, da Viani, con riverberi potenti, con vibrante orfismo (intensamente magico ed evocativo), teso ad estollere, ad innalzare tutto l’umano Golgota. Viani sembra “picarescamente” assurgere sé stesso a suprema dignità ne “I Vàgeri”, gente d’onore e di rispetto, dove eideticamente enuncia l’umiltà, la straordinarietà, la spregiudicatezza di esistenze caratterizzate da una condanna all’estrema abiezione. In questa sua Letteratura, Viani fedelmente esprime, mimeticamente trasla l’empito iconografico-cromatico dei suoi dipinti, peculiarmente dell’Espressionismo germanico, raccogliendo, compendiando tutto il dramma esistenziale dei bossifondi viareggini dell’epoca.   Pubblicato postumo, 1943:     Il cipresso e la vite Da Val di Castello a Bolgheri i cimiteretti sono tagliati in mezzo a floridi vigneti, un quadrato di cipressi presenta rigido le armi lanceolate. Dalla camera mortuaria alla prima tinaia non c'è che un tiro di schioppo. Sotto al muro che recinge l'isoletta dei morti, le radici della vite e del cipresso si stringono come mani di amici: E non sapeva l'uno che da un sentiero di morte egli cresceva; e non sapeva l'altra che le foglie d'autunno s'arrossano alla brina come sangue, ed al vento cadono come gocce di pianto. (Lorenzo Viani: wikiquote)   IL NANO E LA STATUA NERA-LORENZO VIANI-1'ED VALLECCHI Postumo 1943 Il nano e la statua nera La parola «Coloniali» era dipinta, tanti tanti anni fa, sopra una insegna di lamiera color pancia di topo. Le lettere vi spiccavano sopra in celeste prussiano. I rivenditori dei «coloniali», liquirizia ed altri generi, erano svizzeri; quelli del paese, dicendo «gli Svizzeri», incorporavano nome, cognome e i generi diversi che costoro smerciavano all'ingrosso e al minuto. I marinari anche quando si trovavano con il bastimento all'ancoraggio nei porti di Barcellona o di Marsiglia, dicevano al ragazzo di bordo: – Vai dagli Svizzeri, e prendi una libbra d'acquavite e una di rumme. – Il ragazzo entrava nella prima rivendita di liquori che incontrava: sicuro sicurissimo di essere capitato dagli Svizzeri. (Lorenzo Viani: wikiquote) Lorenzo Viani è stato un’icona libertaria, una Magna Pars di quell’estetica anarchica, peculiarmente toscana, che verrà aulicamente, magistralmente ereditata, in alcuni suoi sussulti, dall’altrettanto viareggino, dall’altrettanto Grande Mario Tobino.       (Fonte di riferimento: wikipedia) All rights belong to its author. It was published on e-Stories.org by demand of Mauro Montacchiesi. Published on e-Stories.org on 21.02.2020.              
 

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Published on e-Stories.org on 02/21/2020.

 

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