Massimiliano Badiali

SKISIS Barbara Cantelli

 
OPERE

                                                                                                   

 

PIECE TEATRALE MANIFESTO DEL LABIRINTISMO

Scritto e diretto da Barbara Cantelli

 

Foto di Rita Carioti

 

 

HP1:(Penombra. Sbatte una porta ed entra la Figlia con un cesto di mele rosse in mano. Lentamente luce. La stanza è una sorta di studio artistico, con il pavimento coperto di nylon trasparente, un divano al centro su cui sono posati i pezzi di un manichino; dietro uno specchio coperto da un drappo rosso; per terra, sparsi libri bianchi e neri, un secchio vuoto, uno con dell’acqua e un sacco di gesso in polvere.  La Figlia si porta al centro della stanza. Lentamente luce sulle Voci, sedute ai lati della stanza su due cubi, uno bianco e uno nero. Proiezione del  birillo e della bambola. Musica:______________________________________________________________La Figlia prepara il gesso e le bende, poi monta le gambe del manichino. Voce della Madre, fuori scena.)

 

HP2: (Penombra. Sbatte la porta ed entra la figlia con una bambola in mano. Lentamente luce. La stanza è una sorta di stanza dei giochi, al centro un cubo rosso, un orsacchiotto enorme, in avanti sul proscenio uno specchio coperto da un drappo rosso e i pezzi della bambola che dovranno essere cuciti;un cesto da cucito; un libro, un cappello da mago e un birillo e destra, una poltrona a sinistra, accanto alla poltrona una bambola bianca, accanto all’orsacchiotto una bambola nera. La Figlia si porta al centro della stanza. Lentamente luci sulle Voci, sedute su due cubi, bianco per la Voce2 e nero per la Voce1, dando le spalle al pubblico. La Figlia raccoglie i pezzi della bambola al centro, li accarezza usandoli come specchio, poi li posa sul cubo e inizia a cucirli. Voce della Madre sulla musica che sfuma.

 

Madre:  Vieni di sotto e inizia a mettere in ordine la stalla in cui vivi, ho quasi finito di stirare e mi rifiuto di portare i tuoi vestiti, che io ho pulito e stirato, in una camera così! (Silenzio.) Hai capito?

Figlia:    Sì… ( Entra la madre)

Voce1:   (Girandosi, si gira contemporaneamente anche la Voce2) Eccola…

Madre:   (Guardandosi attorno) E’ incredibile… Non sai fare altro che perderti dietro a queste stupidaggini….

Figlia:   Non sono stupidaggini!

Madre: Oh, sì che lo sono! Perché la vita non è tra queste mura, tantomeno tra questa robaccia! Ti rendi conto di come sei? Alla tua età te ne freghi di tutto, non muovi un dito! Mai che tu mi dia una mano, mai!

Figlia:   Sì mamma, sì! Dopo… adesso ho da fare… Devo studiare… (Prende un libro e siede sul cubo con un libro in mano)

Madre:   (Uscendo) Se anche negli studi sei così, Dio ci salvi…

Figlia:   (Con  rabbia, scagliando il libro a terra) Non ne posso più…

Voce2:   (Avvicinandosi a lei e accarezzandole dolcemente i capelli) Lo so piccola, lo so…

Figlia:   E’ sempre così, non fa altro che urlare…

Voce1:   (Alzandosi, va dietro la Figlia) Dovresti chiuderle la bocca.

Figlia:   (Riprendendo la bambola) Neanche il veleno gliela chiuderebbe.

Voce2:   Non capisco come fai a sopportarla. Non so come tu faccia a sopportare tutto… Sei eroica. (Prende la bambola bianca) E questo è un mondo che non merita eroi.

Figlia:   E cosa dovrei fare? (Cambiando voce e sguardo) A volte sento l’impulso di ucciderla…

Voce1:   Non vorrai ucciderti tu!

Figlia:   Ne abbiamo parlato tante volte, e sempre vi ho detto che non posso…

Voce1:   Non ti merita. (Le dà un bacio sulla guancia) Non ti merita piccola… Non si ferma neanche per un attimo a guardare cosa si cela dentro queste bambole…

Voce2:   (Spostandosi a sinistra della Figlia) I ragni morti… (Stringe con forza il braccio destro della bambola e la figlia si tocca il braccio destro)

Voce1:   … marciscono sotto montagne di pensieri…

Voce2:  (Deve trovarsi accanto alla Voce1, dietro la Figlia) E’ il mondo che non ti merita… Dimmi, non vorresti un po’ di pace? (Le sussurra tra i capelli) Ricordi, come quando leggesti Il Maestro e Margherita, e trovasti quella frase che ti piaceva tanto, com’era? Sì, “Hanno meritato la pace, non la luce”… (Accarezza la guancia sinistra della bambola e la Figlia si accarezza la guancia sinistra)

Figlia:   (Sedendosi) Un mondo al crepuscolo sfiorato dal vento, screziato di stelle e di riflessi di luna… senza luci sfolgoranti né musiche da camera…

Voce2:  Il mondo che incontri mentre ti addormenti… Quante volte hai desiderato la pace? (Mette la bambola per terra a sinistra del cubo rosso)

Figlia:   La pace, sì… non pretendo la felicità… (Si alza. Ad occhi bassi) Vorrei solo che la smettesse…

Voce2: …di urlare… (Alza gli occhi di scatto. Le Voci le girano intorno in una spirale che va a stringersi)

Voce1: … di non sorridere mai…

Figlia:   … forse è infelice…

Voce1:   …allora perché non ne parla…

Voce2:   In ogni caso è troppo. Una cosa troppo grande…

Voce1: …da sopportare…

Voce2:   …per quanto puoi resistere ancora?

Figlia:   Se solo mi parlasse con dolcezza una volta, una volta soltanto… (Si chiude gli occhi con le mani)

Voce1:   Ah sì, potrebbe dirti che è tanto preoccupata per te, che sta male a vederti così…

Voce2:   … potrebbe dirti che è stanca di lavorare come una serva dalla mattina alla sera per una figlia tanto ingrata…

Voce1: … che anche lei merita un po’ di pace…

Voce2: … ma il punto è un altro…

Voce1:   …il punto è che non lo fa. (Le Voci rifermano sopra di lei. La Figlia si libera gli occhi all’improvviso)

Figlia:  Forse non ci riesce… Eh? Non ci riesce… Non è mica facile parlare con il cuore in mano alle persone che ami, anzi soprattutto con loro è difficile. (Accarezza la bambola) Anch’io vorrei tanto dirle quello che provo, ma non riesco mai a farlo, e non so neanche il perché…

Voce1:   (Avvicinandosi al cubo della Voce2) Non sta ad un figlio fare il primo passo.

Voce2:   (Avvicinandosi al cubo della Voce1) Se tu sentissi di poterlo fare, lo faresti.

Voce1:   L’amore di un genitore dovrebbe essere incondizionato.

Voce2:   Non hai chiesto tu di venire al mondo.

Voce1:   (Si porta dietro la figlia e le accarezza il collo senza toccarla, fino all’attaccatura del seno) Non sei tu che meriti di scomparire… Tu lo sai… sarebbe così facile…

Voce2:   (Corre dalla Figlia scacciando la Voce1) No, non ascoltarlo! (Le Voci tornano a sedere al loro posto)

Figlia:   (Concitata e nevrotica) Ma io non ne posso più… Sono stanca, di tutto, anche di respirare, di alzarmi, di parlare, tutto è fatica… Sono stanca di vederla, di incontrarla, ormai so anche quando inizierà ad urlare, (lentamente e seriamente) e ogni volta che lo fa il mio castello trema, e ne cade un pezzo, (con le lacrime agli occhi) e non resterà niente…

Voce1:   Allora sai qual è la soluzione.

Voce2:   Se la uccidi non avrai mai la pace. E’ come se uccidessi una metà di te stessa, ma la metà che dovesse restare in vita, trasformerebbe il tuo castello in un inferno (Si gira dando le spalle al pubblico mentre la Voce1 si alza e va a prendere la bambola nera).

Voce1:   (Sbottando) La pace! (Risata. Gira intorno alla Voce2 prendendola in giro) Dove porta la pace? All’immobilità! Tu hai bisogno di vita! Morta lo sei stata anche troppo! (Entra la madre. La Figlia torna alle bambole)

Madre:   (La Voce1 dà una botta in testa alla bambola e sorride compiaciuta. La Figlia si tiene la testa) Vedo che non hai mosso un dito… Ascoltami bene, perché non so per quanto tempo ancora posso avere pazienza. E’ una vita che sgobbo per te, per non farti mancare niente, e tu con cosa mi ripaghi?

Voce1:   (All’orecchio della figlia) Non sa vedere che la superficie delle cose, non ha il coraggio di scavare, ha paura… (Ride. Mette la bambola per terra a destra del cubo rosso. Sedendosi sul suo cubo, con le spalle al pubblico) Lei ha paura…

Madre:   Non hai nemmeno il coraggio di rispondere, perché lo sai che ho ragione. Vorrei solo un aiuto, tieni in ordine la tua stanza, almeno questo! Pensi solo a rinchiuderti qui, come se il resto del mondo non esistesse, come se tu non ci fossi, in questo mondo. Ma credi di stare in un albergo?

Figlia:   Va bene, ma smetti di urlare! Metto tutto a posto…

Madre: (Freddamente) Adesso esco, e per quando torno voglio tutto in ordine,compreso questo fetido buco. (Esce)

Figlia:   Non capisco perché le importi tanto, mica ci deve vivere lei qui dentro.

Voce2:   (Tornando a guardare il pubblico e avvicinandosi alla Figlia)Vedi piccola, è che lei non riesce proprio a capire perché ti chiudi qui…

Voce1:   (Girandosi verso il pubblico, avvicinandosi) Lei questo non te lo perdona… Non ti perdona di avere un mondo in cui ti rifugi, un mondo dove lei non può entrare…

Figlia:   Questo mio piccolo mondo è la mia sola salvezza, (Ridendo e sedendosi) qui  io respiro!

Voce2:   Piccola, se tu ti uccidessi, questa oasi sarebbe perfetta. E definitiva.

Figlia:   (Guarda di scatto la Voce2) Uccidermi… Sì, forse è la sola soluzione possibile…

Voce1:   Uccidi lei.

Figlia:  (Guardando di scatto la Voce1) Farla finita con le lacrime, con il dolore, le incomprensioni, con la solitudine…

Voce2:    (Facendola girare verso di sé) Sì piccola, ti addormenti, e tutto finisce.

Voce1:   Ma davvero vuoi arrenderti così?

Figlia:   (Guarda di scatto la Voce1) Arrendermi? Ma non è una resa… (La Voce1 le prende le mani e la fa alzare) Sono stanca, e devo riposare… è così che si fa… (La Voce1 la conduce davanti allo specchio. Getta via il drappo che lo ricopre)

Voce1:   Guardati…   Le sbottona la camicetta lentamente, lasciando i seni scoperti. Glieli sfiora) Guardati… tu sei viva. E puoi lottare… Sarebbe davvero un peccato se tu ti buttassi via. La tua pelle è così calda… e profumata…

Voce2:   (Si avvicina alla Figlia e a Voce1) Basta… (Le chiude la camicetta) Non si può inneggiare alla vita desiderando la morte di qualcun altro. (La fa girare verso di sé, abbottonandole la camicetta) Tu ti senti bella?

Figlia:   No, certo che no… (La Voce1 si gira dando le spalle al pubblico)

Voce2: Ti senti forte?

Figlia: No…

Voce2:   Tu lo sai che sei diversa dagli altri, sei sensibile e intelligente, anche se nessuno te lo riconosce, e comprendi bene che in questo mondo non ci incastri nulla… (Accarezzandola) Tu hai bisogno di dolcezza, di tenerezza, ma chi può darti questo?

Figlia:   Nessuno… (Abbassa la mano della Voce2 dal proprio viso) E neanche lo merito! (Fa cenno di andarsene)

Voce2:   (Riprendendola e costringendola a guardarlo) Che ci fai, in un mondo così?

Figlia:   Niente… (Inizia a piangere) Niente. E farei meglio a farla finita. Vero?

Voce2:   Piccola, sono anni che vai avanti così, tirando il fiato, e ogni giorno è più difficile, e poi lei, lei che non capisce che tutto ciò che vuoi è un po’ di tenerezza! O forse lo capisce anche, e lo vede che stai male, ma nasconde la testa sotto la sabbia, perché per lei sarebbe stato meglio se tu fossi nata cieca o zoppa, piuttosto che così…

Figlia:   (Prendendo la bambola nera e stringendola a Sé) In fondo, dormendo non è doloroso…

Voce2:  E’ come prendere delle caramelle…

Figlia:  (In crescendo) Basta avere il coraggio, e il più è fatto, indietro non torni. Poi ti stendi sul letto e neanche te ne accorgi. (La Voce2 l’abbraccia) Ti stendi sul letto… e…

Voce1: (Accostandosi velocemente alla Figlia e abbracciandola in un gesto di protezione. La Figlia lascia cadere l bambola) Basta ora… (Alla Voce2, afferrandole un polso con rabbia) Tu credi di essere migliore, vero? Credi di essere più buono?

Voce2: (Divincolandosi) Buono, migliore… (La Voce1 torna ad abbracciare la Figlia in modo molto protettivo) il punto non è se io sono migliore di te o viceversa. Il punto è che cosa sia migliore per lei, per la ragazza che tu ora abbracci.  Come se volessi proteggerla… (Prende la Figlia per le mani e la fa sedere sul cubo rosso. Alla Voce1) L’amore per chi ti ha messo al mondo è qualcosa che tu non capisci, vero?

Voce1:   Vero. Io però capisco la rabbia per chi ti ha messo al mondo senza neanche sapere perché. (Prende la bambola bianca guardandola e accarezzandole il volto mentre la figlia si accarezza il viso; accarezza tutto il corpo della bambola mentre la Figlia fa lo stesso su di sé) La rabbia per chi ti vede morire giorno dopo giorno ed è solo capace di urlare. La rabbia per chi ti vuole bene solo se sei buono e perfetto.

Voce2:   E rabbia sia. Ma in alcune persone, incapaci di fare del male…

Voce1:   (Gettando a terra la bambola con rabbia) Non sono incapaci di fare del male, se lo fanno a se stesse!

Voce2:   In alcune persone, questa rabbia può trasformasi in dolore!

Figlia:   (Urlando) Basta! (Si alza di scatto, le Voci siedono sui loro cubi verso il pubblico;  resta un momento immobile con il fiato corto) Voi non ci siete, siete solo nella mia testa, in questa testa malata ! (Prende la bambola nera e la posa sulla poltrona) Forse è vero che sono solo un’egoista, una che non merita niente, all’inferno dovrei andare!

Voce2: All’inferno ci sei già. (La figlia si ferma e lo guarda, la Voce2 prende la bambola bianca e gliela porge) Sì piccola… la tua vita non è da meno dell’inferno.

Voce1:   (Avvicinandosi alla Figlia) E allora liberatene!

Voce2:   E per quanto tu provi a rimettere in ordine, non ci sarà mai ordine dentro di te.

Voce1:  (Prende con dolcezza la bambola dalle braccia della Figlia. Con dolcezza) Anche tu hai diritto alla vita, come lei, come tutti!  (Si  mette dietro la Figlia. Con rabbia) Perché non hai il coraggio di dirlo?

Figlia:   Che cosa? (La Voce2 prende la bambola nera e l’accarezza)

Voce1:   Dillo: è una stronza! (Silenzio) Dillo…Dillo! (Stringe il collo della bambola con le mani. Contemporaneamente la Figlia si stringe il collo con le mani)

Figlia:   (Pianissimo) E’ una stronza…

Voce1:   Avanti, più forte!

Figlia:   E’ una stronza… è una stronza!

Voce2:   (Arrabbiandosi, alla Figlia) Ora che lo hai detto, ti senti forse meglio? (Getta via la bambola in uno scatto d’ira)

Figlia:   (Urlato) No! (Lavora alla bambola). Ma è la verità. Qui tutto passa nel silenzio, o meglio è il silenzio che sembra attraversare le cose, e ti imprigiona!, è come una maledizione. Pensa a quando si arrabbia e mi dice: non mi far parlare! Oppure: attenta, ché parlo troppo! Come se avesse da dire chissà che cosa, come se io avessi commesso chissà quale crimine vergognoso.

Voce1:   E tu sfidala, dille di parlare.

Figlia:   Non ce la faccio… Io ho paura di lei!

Voce1:   Forse, liberandoti di tua madre, non avresti la pace, ma vuoi mettere la soddisfazione! Sei piena di rabbia, sfogati.

Voce2:   (Si inginocchia accanto alla Figlia e la guarda lavorare) Dolore!

Voce1:   E’ lo stesso. (La Voce2 raccoglie  la bambola nera, prende un pezzo di corda e glielo lega intorno al collo, poi la appende alla cornice dello specchio) Ricorda: sono la stessa cosa. Alla fine è comunque un gioco al massacro. E più neghi la rabbia che hai dentro, più il cerchio ti si stringe intorno. (La Figlia lega la bambola ad una corda che pende dal soffitto. La Voce1 si mette a destra della  bambola, di profilo al pubblico)

Figlia:   Certo, hai ragione, la rabbia è grande, ma se ci  penso divento ancora più cattiva! (Si benda gli occhi)

Voce2:   (Mettendosi di fronte alla Voce1) Cattiva, cattiva cattiva! E disperatamente sola! (La Voce1 afferra la bambola legata) Stai arrivando alla fine, stai morendo lentamente, potrai resistere per poco…

Voce1:   Uccidila. (Lancia la bambola alla Voce2. La figlia ripete quello che dicono le Voci)

Voce2:   Ucciditi.

Voce1:   Devo dirti perché?

Voce2: Devo dirti perché?

Voce1:   Perché non fa altro che urlare, perché non ti ha mai capita, perché non ha un briciolo di tenerezza…

Voce2:   Perché non fa altro che urlare… lo senti anche nella tua testa… perché non ti ha mai capita e perché non ha un briciolo di tenerezza…

Voce1:   Perché si intromette di continuo nella tua vita, perché legge il tuo diario, e quando ricevevi delle lettere ti leggeva anche quelle…

Voce2:   Perché si intromette di continuo nella tua vita, perché legge il tuo diario, e quando ricevevi delle lettere ti leggeva anche quelle… e tu non ce la fai più…

Voce1:   Uccidila perché crede che tu sia pazza, e di te vede solo questo.

Voce2:   Ucciditi perché non sei pazza, e lei non può continuare ad usare la tua sofferenza come alibi.

Voce1:   Perché crede che tua sia una stronza, un’ingrata, e non vede quanto soffri.

Voce2:   Perché crede che tua sia una stronza, un’ingrata, e non vede quanto soffri. (Trattiene a sé la bambola e resta immobile, la testa china sulla bambola, le stringe il collo)

Voce1:   Puoi usare il veleno… (Le stringe il collo) Oppure così… falle sapere cosa si prova ad essere soffocati, faglielo sentire… (La Figlia cade in ginocchio)

Figlia:   La…lasciami…

Voce1:   (Lasciandola e spingendola. Contemporaneamente,di scatto, la Voce2 lascia la bambola che oscilla come un pendolo) Ci vuole così tanto coraggio?

Voce2:   (Prende tra le mani il viso della Voce1) Cos’è questo, se non un dolore senza fondo? (Lentamente glielo accarezza) Non so se mi fai più pena o tenerezza. La rabbia non è che un richiamo, un grido disperato d’amore. (Spinge via la Voce1. Alla Figlia che si alza in piedi) E se tu la uccidi non sfuggirai a questa contraddizione. Non farai che gridare, ancora una volta, il bisogno che hai di lei. (Abbraccia la figlia da dietro. La Voce1 prende allo stesso modo la bambola appesa, senza scioglierla) Abbandonati… sei stanca, abbandonati alla stanchezza… Quando si è stanchi è necessario riposare… E’ così bello lasciarsi andare, come quando in acqua ti distendi, (le allarga le braccia a croce) fare il morto, così si dice vero? Fare il morto... ricorda quando lo fai, pensa alla pace che provi, sembra che tutto dentro di te vada a posto, è pace,  (La Voce1 lascia la bambola) pace assoluta…

Voce1:   (Strappa la Figlia dalle braccia della Voce2, le afferra il ventre da dietro con forza. La Voce2 si gira di spalle) Questo ventre… di cosa è pieno? Cosa vi si nasconde? Oh… lo hai sentito pieno di tante cose sporche… di sangue… di sperma… ti sei sentita sporca per chi, per cosa? Quanti sensi di colpa! Ma da dove nasce la colpa? Quanto dolore… Quanto putridume! Ma non il tuo, no, il putridume degli altri, del loro sguardo viscido. Un tempo vomitavi quello sguardo, dimagrivi, e lei ti voleva bene, e solo per questo dovresti ucciderla, ma vomitavi e stavi meglio, e non ci pensavi, non sapevi. Ora non lo fai più, ti tieni tutto dentro. Se almeno tu vomitassi parole… E’ per questo che il tuo dolore ti sembra senza fine, devi tirarlo fuori, dagli libero sfogo…

Figlia:   Ma non posso dargli libero sfogo, se lo lascio venir fuori, travolgerà tutto…

Voce1:   Ah! (Scuote la testa in segno di diniego) Lo sta già facendo, e neanche te ne accorgi.

Voce2:   (Si avvicina alla Figlia) Hai sempre voluto fare l’eroina. Sai che se ne fa il mondo degli eroi… Il mondo non vuole essere salvato, nemmeno tua madre lo vuole…

Voce1:   Infatti salveresti te stessa, nessun altro.

Voce2:   (Alla Voce1) Un po’ di dignità, ti prego. (Alla Figlia) E tu, mantieni quel controllo di cui vai così fiera.

Figlia:   (Ridendo sarcasticamente) Controllo! Mi parli di controllo! Proprio tu… come posso… E’ difficile pensare che sono una fallita, che non valgo niente.

Voce2:   Non ho detto questo.

Figlia:   Però lo pensi.!

Voce1:   (Sorridendo, prendendo in giro la Voce2) Però lo pensi… (Silenzio. Girotondo  intorno alla Voce2 e alla Figlia) Dille la verità…

Voce2:   Non ci sono verità!

Voce1:   Forse. Ma ci sono più modi di vedere le cose. Dille come le vedi tu. Aldilà di questo falso orgoglio, di questo stucchevole pietismo che fingi di provare.  (Sorridendo) Avanti… (Con rabbia, gli accarezza il mento) Diglielo…

Voce2:   Non dargli retta. E’ che sente che gli stai sfuggendo di mano, mentre ti vorrebbe tutta per sé…

Figlia:   (Togliendosi la benda dagli occhi) Oh no… io sono di tutti e due… voi siete in me, voi avete radici in me... (La Voce1 e la Voce2 l'accarezzano) A volte vorrei ascoltare uno, a volte l’altro. Ci sono momenti in cui vorrei dare sfogo alle cose putrefatte che marciscono qui, (Afferrandosi il ventre) nel mio ventre, e ucciderle, e altre in cui mi sento così sola e disperata che non mi importa più niente neanche di lei, (Sorridendo) e vorrei soltanto morire. E mi sento esplodere, mi sento schiantare in mille schegge impazzite. Penso che è una stronza, che prima o poi la pagherà per questa guerra senza ritegno che mi sta facendo. Poi penso che ha tutte le ragioni a pensare di me il peggio possibile. Mi fa sentire meno di niente, e forse questo accade perché io sono niente…

Voce1:   (Alla Voce2) Diglielo adesso… che quello che pensa è vero… che la dignità non c’entra niente…

Figlia:   (Allontanandosi. Si mette alle spalle delle Voci) Che cosa mi dovresti dire? Lo so già… Che sono cattiva, malata, che non valgo niente, che lei ha ragione quando dice che sono un’egoista. È così? Secondo te (Alla Voce1, afferrandogli la testa) per questo dovrei uccidere lei, che non ha colpe?

Voce1:   Non ti ho mai detto che non ha colpe!

Figlia:   Zitto! E secondo te (Alla Voce2) è dunque questa la verità, che non valgo niente! Ecco perché lei riesce così bene a farmi sentire una nullità… perché lo sono. (Prende delle corde e inizia a legarle saldamente tra loro)

Voce1:   Che stai facendo…

Voce2:   (Avvicinandosi alla Figlia glielo sussurra all’orecchio,cattivo e suadente) Brava, brava la mia piccola…

Figlia:  E’ vero tutto quanto. È vero che non merito di vivere. È vero che la vita è troppo dura per me e io non ce la faccio. Una perdigiorno, forse, ma non ce la faccio. L’alzarmi presto al mattino, lavarmi, vestirmi, è una fatica troppo grande. E poi sentire le sue urla, è una fatica insuperabile. È vero che  sono un’egoista, che dovrei tener conto di tutti i sacrifici che ha fatto per me, perché alla fine niente è dovuto e scontato, nemmeno l’amore incondizionato di una madre che invece di volerti bene per quello che sei, semplicemente, ti vorrebbe perfetta e cerca di cambiarti, e ti ama solo quando sei come lei vorrebbe. Ma tu non sei l’incarnazione di un desiderio, sei solo un grumo di sperma e sangue, che crescendo cambia forma. E lo sai che non potrai mai essere come lei vuole, lo sai, e sai che per quanto tu ti sforzi la deluderai sempre!

Voce1:   (Arrabbiato) E così, alla fine, stai dicendo che ti uccidi perché lei non ti ama?

Figlia:   In fondo sì. È una ferita, quella di non sentirsi amati, che ti scava dentro un buco senza fondo. Ti divide da te stesso. (Controlla la resistenza dei nodi alle corde) E poi c’è l’altra verità, (Alla Voce1), la tua. La rabbia per tutto questo. È come un’onda che mi sale dentro. A volte mi vedo, mentre la uccido, e ho il terrore di perdere il controllo…

Voce1:   (Interrompendola) Oh no! (Le si avvicina e l’accarezza) Questa è una bugia che racconti a te stessa, perché se pensi che l’ucciderla sia un gesto che commetti se perdi il controllo, automaticamente ti spogli della responsabilità, ma le cose non stanno così. Quando ti vedi, mentre lo fai, sei fredda e spietata.

Voce2:   (Le si avvicina, le prende le mani e gliele accarezza) Forse è vero anche questo, e tu non fai che un bilancio dei pro e dei contro quando scegli di uccidere te stessa. Perché si sceglie sempre. Anche quando dici che non vedi via d’uscita, e non ti resta che il suicidio, in realtà anche quella è una scelta.

Figlia:   Egoistica. Probabilmente. Non che ci sia più altruismo nell’uccidere lei. Ma non ho abbastanza coraggio per fare questo. E so che non avrei mai pace, se lo facessi, vedrei il suo fantasma per il resto della mia vita, a perseguitarmi, e poco importerebbe se fosse lei che è tornata o lo specchio della mia colpa. La verità allora sarebbe questa, la mia colpa. E in fondo, uccidermi è un modo per punirla (Risata cattiva). E sarà una punizione che si rinnoverà fino all’ultimo dei suoi giorni. Sono stanca… e cerco il riposo. Mi prendo solo quello che mi spetta di diritto, niente di più.

Voce2:   Il dolore e la stanchezza sono più forti della rabbia…

Figlia:   Ho smesso da tempo di versare lacrime.

Voce1:   Le lacrime sono perle. Non darle ai porci.

(La Voce1 e la Voce2, lentamente, le prendono di mano la corda)

Voce2:   Eccola qui la dignità…

Voce1:   Una corda intorno al collo…

Voce2:   … che a malapena ti fa respirare…

Voce1:   … e la rabbia…

Voce2:   … un gemito strozzato…

Voce1:   … che ti segue nella notte…

(La Voce1 e la Voce2 fanno inginocchiare la Figlia per terra e le stringono la corda intorno al collo, molto lentamente)

Voce1:   Sei ancora in tempo per ucciderla, pensaci!

Figlia:   No, non voglio che la rabbia prenda il sopravvento e mi soffochi…

Voce1:   La rabbia ha già preso il sopravvento, ha già annullato in te ogni istinto di vita…

Figlia:   E’ per tornare a vivere che faccio questo…

Voce2:   (Con rabbia) Per tornare a respirare! (Tira più forte la corda, poi buio. Voce della Madre, fuori scena)

Madre:   Sono tornata… Vieni a darmi una mano! (Silenzio) Ti decidi a venire? Devo venire lì e trascinarti a forza? Guarda che te ne faccio pentire! Ma che cosa… accendi la luce! Accendi la luce! Ora ci penso io! (Accende la luce. Nella stanza c’è solo la Figlia, che si stringe con forza il collo con le mani. La strattona per un braccio e la fa alzare) Da oggi signorina si cambia! Prima mi dai una mano a mettere a posto la spesa, poi metti in ordine questo schifo di stanza! Vivi sempre chiusa qui, e deve finire! Fai parte di una famiglia e devi collaborare!

Figlia:   (Alzandosi lentamente) Tu non mi vuoi bene.

Madre:   Cosa? Se ti dico questo è perché ti voglio bene, sei tu che non te ne vuoi. Devo essere proprio una madre sciagurata per aver messo al mondo una figlia come te.

Figlia:   Cos’ho io che non va? Me lo dici una volta per tutte?

Madre:   Ma guardati! Sembri una balena, non fai niente per te stessa, non so come fai a guardarti allo specchio e a non farti schifo. E guardati intorno! (Voci femminili fuori scena: Guardati! Fai schifo! Schifo! Balena! Cattiva! Cattiva! Fai schifo, cattiva!) Ti aspetto di là. Vedi di sbrigarti.

Voce2:   (Fuori scena) Cosa provi quando parla così?

Figlia:   Muoio…

Voce1:   (Fuori scena) E poi?

Figlia:   Muoio soffocata dall’odio…

Voce2:   E poi?

Figlia:    Vorrei chiudere gli occhi e sparire. Sparire! (Ad eco parola ripetuta dalle voci. Entra la madre)

Madre:   Parli anche da sola adesso? Quando ti dico di venire subito, intendo subito! (Si guarda intorno ed entra infuriata nella stanza, la scuote per le spalle) Hai finito di fare la bella vita! Mi sono spezzata la schiena per te, mi sono tormentata pensando a cosa ho fatto di male ma ora…

Figlia:   Stronza! (La madre la schiaffeggia)

Madre:   Non ti permettere più. (HP1:Mentre esce calpesta un libro, scivola, batte la testa e perde conoscenza--- HP2: La Figlia le dà una spinta, lei scivola, cade, batte la testa e perde conoscenza)

Figlia:   Mamma… mamma! (Entrano le Voci e si fermano in piedi alle sue spalle)

Voce1:   Alla fine lo hai fatto, l’hai uccisa tu…

Voce2:  Ora non ti resta che questo… (Lascia cadere la corda davanti a lei) Tanta rabbia non provoca che dolore…

Voce1:  E tanto dolore non provoca che rabbia…

Voce2:  E tutto questo non provoca che morte…

Figlia:  Ti voglio bene mamma…

(La Figlia si stringe la corda intorno al collo. Il volume della musica aumenta. Le Voci le fanno scudo con il loro corpo, le spalle al pubblico. Luce accecante. Lampi. Buio. Lentamente luce. Saluti)

 

 
 

 

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Published on e-Stories.org on 12/13/2006.

 

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